Dudamel e la bacchetta magica

6 dicembre 2007

Per il suo debutto con la New York Phi­lhar­mo­nic, Gustavo Duda­mel ha rice­vuto dalle mani di Bar­bara Haws, sto­rica e con­ser­va­trice dell’orchestra, una delle tre pre­zio­sis­sime bac­chette uti­liz­zate da Leo­nard Bern­stein. Que­sto per capire quale assurda aspet­ta­tiva si sia creata intorno al gio­vane diret­tore vene­zue­lano. La bac­chetta del mago; una cosa più alla Harry Pot­ter che alla Dukas. Duda­mel l’ha usata per tutte e quat­tro le serate alla Avery Fisher Hall; in pro­gramma, la “Sin­fo­nia India” di Chá­vez (pezzo ese­guito con la NYP da Bern­stein nel 1961), il Con­certo per vio­lino di Dvo­rák con Gil Sha­ham e la Quinta di Prokof’ev. Il «New York Times» ci avverte che alla quarta sera, mar­tedì scorso, poco prima della fine, la bac­chetta di Bern­stein s’è rotta. Niente di per­so­nale, si dice.

Leave a Comment

Previous post:

Next post: