Due diversi modi per festeggiare Messiaen

31 maggio 2008

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Il pros­simo 10 dicem­bre saranno pas­sati 100 anni dalla nascita di Oli­vier Mes­siaen, e gli omaggi hanno da tempo comin­ciato ad appa­rire un po’ ovun­que. Qui vor­rei ricor­darne due, di taglio molto diverso: il film di Oli­vier Mille, inti­to­lato La Litur­gie de cri­stal, del 2002, da poco pub­bli­cato in DVD nella bella col­lana “Jux­ta­po­si­tions” (The Cry­stal Liturgy, Ideale Audience 2007), e un buffo quanto incon­gruo arti­colo che gli ha recen­te­mente dedi­cato il «Nou­vel Observateur».

Il film di Mille è un bel­lis­simo omag­gio. Comin­cia con una lunga sequenza di canyon dello Utah, per poi riper­cor­rere la vita crea­tiva di Mes­siaen per ampi capi­toli, uti­liz­zando fram­menti di inter­vi­ste, scene di pae­sag­gio ed ese­cu­zioni musi­cali. Ci sono tutti gli aspetti della lunga e per molti versi sor­pren­dente vita di Mes­siaen: l’ornitologo seris­simo, appas­sio­nato, spesso quasi infa­sti­dito dalla suf­fi­cienza con cui tal­volta era (e per molti versi tut­tora è) con­si­de­rato que­sto aspetto della sua crea­ti­vità. Lo stu­dioso di disci­pline filo­so­fi­che e spi­ri­tuali, con il capi­tolo sul Giap­pone, e l’indissolubile legame con le imma­gini e i motivi della fede cat­to­lica. Mes­siaen com­po­si­tore, dalla classe di Dukas alle prime crea­zioni, il campo di pri­gio­nia e la genesi del Qua­tuor puor la fine du temps, poi le tante fasi e la straor­di­na­ria ric­chezza e varietà del suo cata­logo, com­preso il periodo ame­ri­cano e il vasto affre­sco di Des Canyons aux Etoi­les (con delle belle riprese del Mount Mes­siaen, la mon­ta­gna che gli fu dedi­cata nello Utah nel 1978). E ancora: Mes­siaen didatta, con gli inte­res­santi fram­menti di lezione al Con­ser­va­to­rio. E sopra tutto, molta bel­lis­sima musica, dal Cata­lo­gue des oiseux al San Fran­ce­sco d’Assisi. Tutto in un’ora, sin­te­ti­ca­mente rias­sunto ma non imbot­tito d’informazioni. Il DVD com­prende anche tre fram­menti di un pre­ce­dente docu­men­ta­rio di Mille su Mes­siaen, Des canyons aux étoi­les, le Mode d’Olivier Mes­siaen, del 1997, fatto di inter­vi­ste a inter­preti, amici e allievi. Un invito ad appro­fon­dire e a cono­scere, pro­prio come dev’essere un omaggio.

messiaenboulezopNei tanti inserti di inter­vi­sta si ritrova il Mes­siaen imma­gi­ni­fico, quasi serioso nelle spie­ga­zioni – ma con un filo di spi­rito sor­nione e un vistoso pia­cere nell’essere ascol­tato e ammi­rato – intel­li­gente e privo del timore di sem­brare pre­sun­tuoso. Le prime parole che gli si sente dire sono:

Je suis musi­cien d’abord, bien entendu, com­po­si­teur de musi­que, pro­fes­seur de com­po­si­tion, orga­ni­ste, pia­ni­ste, aussi ryth­mi­cien – j’ai fait des études par­ti­cu­lier des ryth­mes, sur­tout sur la métri­que grec­que et les decî-tâlas de l’Inde anti­que – mais je suis égale­ment orni­tho­lo­gue, et orni­tho­lo­gue pro­fes­sion­nel et de métier, et ça fait plus de trente ans que je note des chants d’oiseaux pas seu­le­ment en France et dans tou­tes le pro­vin­ces de France, mais dans tous les pays où j’ai pu voya­ger au cours de mes concerts.

La cosa che più piace e sor­prende della sua intel­li­genza, è la capa­cità di por­tare all’interno del discorso musi­cale delle “imma­gini strut­tu­rali” (non saprei come chia­mare altri­menti dei pro­ce­di­menti di com­po­si­zione basati su impres­sioni visive e audi­tive) pro­ve­nienti da mondi ad essa estra­nei, fos­sero mondi della bio­lo­gia (il canto degli uccelli, prima di tutto, ma anche una certa visione della sto­ria natu­rale), dell’etnografia (la musica giap­po­nese, il game­lan) o della filo­so­fia e della reli­gione (per esem­pio l’idea del “prin­ci­pio della vetrata”, cioè dell’utilizzo di una mol­ti­tu­dine di colori allo scopo di comu­ni­care un unico colore com­ples­sivo). Tra gli ese­cu­tori che il film mostra, Ivonne Loriod (la sua seconda moglie), Kent Nagano (gio­va­nis­simo), Pierre-Lauren Aimard, e natu­ral­mente Pierre Boulez.

boulezE pro­prio quest’ultimo trova un modo tutto par­ti­co­lare di ricor­dare Mes­siaen in occa­sione del cen­te­na­rio. Il «Nou­vel Obser­va­teur» lo inter­vi­sta in un arti­colo inti­to­lato “Mes­siaen, mon Mai­tre”, e lui ricorda sere­na­mente di aver defi­nito la musica del suo mae­stro “musi­que de bor­delle”: doveva farlo, era una giu­sta ribel­lione, dice. Poi aggiunge anche che in realtà nes­suno lo seguiva nelle sue manie, in par­ti­co­lare il canto degli uccelli, la musica reli­giosa e quella d’organo. È così che Bou­lez con­ti­nua a dif­fon­dere l’immagine di un biz­zarro bigotto, un acca­de­mico con dei lati geniali e capace di grandi com­po­si­zioni, alter­nate però a delle cose impre­sen­ta­bili e retrive («Mes­siaen ne com­pose pas, il jux­ta­pose» ha per­sino scritto a suo tempo il suo caro allievo). Quanto ha fatto male, alla com­pren­sione di Mes­siaen que­sta inter­pre­ta­zione? E per­ché in Fran­cia non sem­bra essere pos­si­bile libe­rarsi dei pareri ex cha­te­dra di Bou­lez? Basta osser­vare il senso di libera crea­ti­vità che comu­nica Mes­siaen e il chiuso acca­de­mi­smo delle imma­gini di Bou­lez diret­tore per capire che le cose stanno esat­ta­mente al con­tra­rio. Bou­lez ha l’aria di un car­di­nale che offi­cia i suoi misteri con gesti impe­riosi e oscuri. Se poi si voles­sero con­fron­tare le com­po­si­zioni dei due, beh le cose si met­tono anche peg­gio. Ma è dav­vero ancora così ine­vi­ta­bile con­fron­tarsi con lui su tutta la musica con­tem­po­ra­nea francese?

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