Buon compleanno, sopratitoli!

16 luglio 2008

salome

Forse, se si dovesse indi­care l’evento che ha più pro­fon­da­mente modi­fi­cato la sto­ria della rece­zione del tea­tro d’opera negli ultimi trent’anni, non biso­gne­rebbe guar­dare alle novità di car­tel­lone, alle inno­va­zioni regi­sti­che o a quelle mana­ge­riali. Biso­gne­rebbe sem­pli­ce­mente alzare lo sguardo al boc­ca­scena, e fis­sare quelle due, a volte tre righe di testo lumi­noso che sovra­stano i can­tanti. Biso­gne­rebbe osser­vare quel movi­mento rit­mico che l’intero pub­blico in sala fa con gli occhi (o con l’intera testa), ogni dieci, venti o trenta secondi, per l’intera durata dello spettacolo.

I sopra­ti­toli quest’anno com­piono il loro primo quarto di secolo. La loro intro­du­zione in quella che sem­brava una forma spet­ta­co­lare immo­bile nel suo rituale codi­fi­cato – in realtà mobi­lis­sima, come tutte le forme di spet­ta­colo dal vivo – si deve a Lofti Man­souri, il manager-sovrintendente, ira­niano di nascita e ame­ri­cano d’adozione, che nel gen­naio del 1983, in occa­sione di una pro­du­zione della Elek­tra di Strauss della Cana­dian Opera Com­pany a Toronto, chiese la pro­ie­zione del libretto su uno schermo oriz­zon­tale posto sulla cor­nice del pal­co­sce­nico (boc­ca­scena). Fu l’inizio di una pic­cola rivo­lu­zione, dap­prima tutta ame­ri­cana, in seguito, con inso­lita rapi­dità, accet­tata in tutto il mondo. Il nome che in un primo momento prese que­sta inno­va­zione tec­nica fu Sur­ti­tles, anche se, con spi­rito tutto anglo­sas­sone, il mar­chio fu imme­dia­ta­mente regi­strato dalla Cana­dian Opera Com­pany, e dun­que da allora in poi per il resto del mondo anglo­fono il ter­mine da usare per evi­tare di pagare royal­ties fu Super­ti­tles, manco fosse un gruppo di supe­re­roi (in realtà, il ter­mine ori­gi­nale cana­dese è rima­sto quello più dif­fuso, anche se non viene mai messo per iscritto). Negli Stati Uniti fu la grande Beverly Sills, allora mana­ger della New York City Opera, a intro­durli per la prima volta, nel set­tem­bre del 1983, in occa­sione di una pro­du­zione di Cen­dril­lon di Mas­se­net al New York State Theater.

Il debutto ita­liano di quelle che per un po’ di tempo furono popo­lar­mente defi­nite, con un ter­mine meno scioc­cante per il mondo della lirica, “dida­sca­lie”, avvenne il 1° giu­gno del 1986 in una pro­du­zione dei Mei­ster­sin­ger al Mag­gio Musi­cale Fio­ren­tino; la loro impor­ta­zione si deve pre­su­mi­bil­mente a Zubin Mehta, di casa tanto a New York quanto a Firenze, ma tro­va­rono da subito un soste­ni­tore bril­lante, auto­re­vole e influente in Ser­gio Sablich, che non solo firmò la prima tra­du­zione (anche se in que­sto caso sarebbe più giu­sto defi­nirla “sce­neg­gia­tura”), ma li sostenne sem­pre e ovun­que con­tro l’antipatia della cri­tica più con­ser­va­trice. Anti­pa­tia che durò per anni, e che fu tutt’altro che leggera.

Quello fio­ren­tino era il debutto euro­peo dei sopra­ti­toli, e dovet­tero pas­sare ancora degli anni per­ché essi fos­sero accet­tati ovun­que. In Ita­lia una parte della cri­tica li accettò con una certa indif­fe­renza (“non hanno distur­bato lo spet­ta­colo”, scrisse Gior­gio Pestelli, “non ha dato troppo fasti­dio” Bor­to­lotto), altra parte fu seve­ris­sima (“una scelta di un pro­vin­cia­li­smo turi­stico ripro­ve­vole” scrisse, comi­ca­mente, Dui­lio Curier).

Che io sap­pia, la prima pro­ie­zione di sopra­ti­toli di un libretto in lin­gua ita­liana fu fatta a Torino in occa­sione del Mitri­date di Mozart il 28 aprile del 1995; li volle Carlo Majer, allora diret­tore arti­stico del Tea­tro Regio, che non solo dall’anno pre­ce­dente li aveva richie­sti per tutte le opere in lin­gua stra­niera, ma che dopo una serie di espe­ri­menti e messe a punto, li rese una pre­senza sta­bile per tutte le opere rap­pre­sen­tate, indi­pen­den­te­mente dalla lin­gua del libretto.

In Ita­lia la prima realtà a farne il pro­prio busi­ness fu la Eikon, azienda con sede all’Impruneta (Firenze), fon­data dall’imprenditore e foto­grafo pub­bli­ci­ta­rio Nedo Ferri; per più di dieci anni dominò incon­tra­stata il mer­cato, e solo nel 1996 nac­que Pre­scott Stu­dio, di Mauro Conti, sto­rico mae­stro del Tea­tro Comu­nale di Firenze ed ex col­la­bo­ra­tore di Ferri. Oggi molti tea­tri si sono attrez­zati auto­no­ma­mente, ma le due aziende con­cor­renti con­ti­nuano a for­nire il loro ser­vi­zio a molti tea­tri d’opera e di prosa.

Anche dal punto di vista tec­no­lo­gico molte cose sono cam­biate. Le prime pro­ie­zioni erano deci­sa­mente rias­sun­tive, poi­ché si avva­le­vano di pro­iet­tori di dia­po­si­tive di alta qua­lità ma fisi­ca­mente impo­nenti e far­ra­gi­nosi da uti­liz­zare. La Eikon per prima si fece creare un pro­gramma per Apple Macin­tosh che met­teva in sequenza diversi pro­iet­tori, in modo da ren­dere il lavoro del mae­stro col­la­bo­ra­tore addetto alla pro­ie­zione più sem­plice. Poi sono arri­vati anche i video­pro­iet­tori, sem­pre più potenti e com­pe­ti­tivi, tali da ren­dere in parte obso­leta la vec­chia dia­po­si­tiva (ma molti pre­fe­ri­scono ancora il lavoro foto­gra­fico). Infine i tanti display luminosi.

Ma più che l’innovazione tec­no­lo­gica, ciò che più col­pi­sce è la tra­sfor­ma­zione este­tica e nella rece­zione che i sopra­ti­toli hanno pro­vo­cato. Se qual­cuno facesse una sta­ti­stica con­fron­tando il numero di Ring o di pro­du­zioni di Janačék nei tea­tri euro­pei prima e dopo l’introduzione dei sopra­ti­toli, sono sicuro che sco­pri­rebbe un for­tis­simo incre­mento. I sopra­ti­toli hanno spa­lan­cato le porte dei tea­tri a titoli fino a non molto tempo fa pro­gram­ma­bili solo come rarità per inten­di­tori, e ali­men­tato una ripresa di inte­resse da parte del pub­blico di dimen­sioni straor­di­na­rie nei con­fronti dei titoli meno acces­si­bili. Hanno dun­que con­tri­buito a ren­dere lo spet­ta­colo lirico un’esperienza meno dedita alla ripe­ti­zione di sé stessa, e più vicina alla sen­si­bi­lità cul­tu­rale odierna.

Pre­su­mi­bil­mente il loro viag­gio non è finito. Alcuni tea­tri già pro­iet­tano i testi in più lin­gue (la Flo­rida Grand Opera di Miami, per esem­pio, offre le tra­du­zioni spa­gnola e inglese affian­cate). Altri, dal Metro­po­li­tan alla Scala, hanno optato per dei sistemi appa­ren­te­mente più discreti come i cosid­detti “video­li­bretti”; dico appa­ren­te­mente per­ché in realtà richie­dono lo stesso sforzo con­cet­tuale e, soprat­tutto, lo stesso muta­mento di moda­lità recet­tiva (“Opera is not a rea­ding expe­rience!”, tuo­nava anni fa il diret­tore di «Opera News»). Altri ancora imma­gino che prima o poi deci­de­ranno di rece­dere da un ele­mento che, comun­que lo si voglia inten­dere, rimane piut­to­sto inva­sivo; saranno aiu­tati in que­sto da nuove tec­no­lo­gie, come la distri­bu­zione di pal­mari all’ingresso a chi ne facesse richie­sta, o da chissà cos’altro. L’assenza di sopra­ti­toli diven­terà così parte di una nuova filo­lo­gia dell’ascolto.

È dif­fi­cile da dire che cosa ne sarà in futuro, ma ciò che è inne­ga­bile è che da ser­vi­zio acces­so­rio i sopra­ti­toli sono diven­tati parte inte­grante dello spet­ta­colo e del modo di goderlo. Sono diven­tati una delle tante com­pe­tenze arti­gia­nali neces­sa­rie allo spet­ta­colo dal vivo.

Dun­que: Buon com­pleanno, sopratitoli!

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Paul Pisano gennaio 8, 2011 alle 17:53

Prego scusate il mio italiano imperfetto. Avendo trovato molto interessante questo articolo, volevo condividerlo per mezzo di Facebook, ma non vedo nessun’icon sul quale cliccare per farlo facilmente. Copiero’ comunque il link affinche’ i miei amici e conoscenti lo possano leggere; volevo solo suggerire che se questa funzione fosse aggiunta, come anche quelle per Twitter, MySpace, ecc. ecc., potrebbe (a proposito!) far incrementare il numero di lettori di questo sito. Grazie.

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Sergio Bestente gennaio 8, 2011 alle 18:01

La ringrazio per il Suo apprezzamento. In realtà il sito è fermo per una lunga “pausa di riflessione”. Ma nel caso lo rimettessi in marcia prenderò sicuramente in considerazione il Suo consiglio. Un saluto!

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