Puccini!

23 dicembre 2008

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Quanti anni­ver­sari, quante cose da festeg­giare e da ricor­dare in quest’anno tanto dif­fi­cile! Forse festeg­giare i com­pleanni fa invec­chiare i ricordi: si fa un gesto di gene­rico tri­buto e poi ci si butta tutto alle spalle, e per un po’ non ci si pensa più. O forse gli anni­ver­sari sono tor­nati di gran moda per via della dispe­rata fame di ricavi delle aziende: quante edi­zioni com­plete di Mes­siaen sono uscite quest’anno? Almeno quat­tro, credo. Domani saranno ancora sugli scaf­fali? Fino a ieri Mes­siaen era un autore dif­fi­cile (e per qual­cuno anche peg­gio)…

Insomma, è tutto vero. I ricordi biso­gna cer­care di tener­seli stretti tutto l’anno. Ma Puccini…

No, Puc­cini biso­gna pro­prio festeg­giarlo. Sarebbe un’offesa troppo grave. E devo dire che sapere che oggi sarebbe il suo 150° com­pleanno mi fa una certa impres­sione. 150 anni. Un sof­fio. Mio nonno potrebbe averlo cono­sciuto. Io stesso ho cono­sciuto chi lo ha cono­sciuto. Qual­cuno si ricor­derà il baf­futo custode della villa di Torre del Lago, che rac­con­tava di come il Mae­stro lo tenesse in brac­cio quando era pic­colo. Asso­mi­gliava mol­tis­simo a Puc­cini, la cosa ali­men­tava qual­che pet­te­go­lezzo tra i visi­ta­tori, e que­sto chia­ra­mente lo inorgogliva.

Ma l’omaggio, per essere tale, deve anche essere per­so­nale. E allora potrei rac­con­tare del foto­grafo di Puc­cini a Torre del Lago e a Via­reg­gio, il Cava­lier (come teneva a fir­marsi) Gior­gio Magrini (anche la foto che si vede qui sopra è sua). Fino a dieci anni fa uno dei due nipoti, Giu­seppe, aveva ancora un nego­zio di ottica e foto­gra­fia a Via­reg­gio, in via Zanar­delli. Vi si pote­vano tro­vare le car­to­line con le foto di Puc­cini scat­tate dal nonno, con il vistoso copy­right: “Foto del Cav. G. Magrini”. Puc­cini era molto attento a quella che oggi si defi­ni­rebbe “gestione dell’immagine”, tanto da arri­vare in più di un caso a delle vere e pro­prie spon­so­riz­za­zioni (per le auto­mo­bili, per esem­pio). L’altro nipote di Gior­gio Magrini, tut­tora in atti­vità, è Ugo­lino, foto­grafo e pit­tore molto cono­sciuto in Versilia.

Si potrebbe dire del Mar­ghe­rita, il caffè dalle linee liberty fre­quen­tato da Puc­cini e dagli arti­sti e intel­let­tuali ver­si­liesi dell’epoca, che dopo aver resi­stito per anni come caffè-ristorante, essere poi diven­tato una piz­ze­ria e un locale un po’ chip, oggi è una libre­ria Mon­da­dori. La grande scul­tura che raf­fi­gu­rava Puc­cini seduto con la siga­retta in mano è stata rimossa, in com­penso all’interno della libre­ria si ven­dono libri foto­gra­fici, bio­gra­fie e saggi sulle sue opere. The times, they are a-changin’ can­tava Bob Dylan.

Nella sua casa di Via­reg­gio, oggi a cento metri circa dal grande lun­go­mare, all’angolo della pineta, ma allora pra­ti­ca­mente sulla spiag­gia, abi­tano da tempo due gio­vani e bra­vis­simi archi­tetti e la loro mamma. L’edificio è deci­sa­mente déla­bré, ma le per­sone che lo abi­tano hanno impe­dito che diven­tasse una vil­letta bor­ghese ristrut­tu­rata da geo­me­tri. È molto più che qual­cosa, vedendo cosa è capi­tato ai tanti, bel­lis­simi edi­fici della Via­reg­gio d’epoca, tra­sfor­mati con pochis­sima cura e rispetto.

E a pro­po­sito di geo­me­tri, ora, nel brutto piaz­zale costruito davanti alla villa di Torre del Lago sorge un Tea­tro in mura­tura (vedi la sto­ria di Kaplan. Cosa c’entra? C’entra, c’entra! quando arri­vano i soldi si può fare di tutto). Niente con­corso inter­na­zio­nale. L’edificio pare sia fun­zio­nale, ma este­ti­ca­mente potrebbe essere opera di uno dei pra­ti­coni che hanno edi­fi­cato così tante taver­nette e por­ti­cati nella zone cir­co­stanti, da far diven­tare Torre del Lago una delle desti­na­zioni più ambìte per il sog­giorno obbli­gato dai con­dan­nati di mezza ita­lia. Brutto porta brutto. Nelle sere d’estate, sotto i poten­tis­simi riflet­tori, gli acuti fanno a gara con il ron­zio delle zan­zare. L’Autan regna incon­tra­stato; come la Vio­letta di Parma nei tea­tri pie­mon­tesi di un paio di decenni fa.

Quante altre cose si potreb­bero dire. Ma oggi ci si può fer­mare qui, e aggiun­gere sem­pli­ce­mente: auguri, gran­dis­simo Giacomo!

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