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	<title>Commenti a: Fierrabras e il mondo dei blog</title>
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	<description>by Sergio Bestente</description>
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		<title>Di: Carlo</title>
		<link>http://www.fierrabras.com/2009/04/18/fierrabras-e-il-mondo-dei-blog/comment-page-1/#comment-12</link>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2009 18:58:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.fierrabras.com/?p=171#comment-12</guid>
		<description>Gentile Sergio, 
 le propongo di fare un piccolo patto: farò finta per un attimo d&#039;ignorare come vanno le cose nelle agenzie informative tradizionali e cercherò di crederle.
Le dico prima su cosa sono d&#039;accordo: un&#039;agenzia riceve (qualsiasi cosa, notizie e non notizie) da mille fonti. Ma anche un utente avanzato di internet è bombardato di &quot;cose&quot; - quasi alla stessa maniera di un&#039;agenzia tradizionale.
Se però lei non dovesse accettare la mia iniziale proposta, potrà - forse - convenire con me su un punto: un giornale screma a seconda delle proprie convenienze (politiche, economiche, d&#039;immagine dell&#039;azienda), e a seconda degli &quot;amici&quot; o &quot;nemici&quot; che propongono la notizia (o molto spesso, troppo spesso, non notizia, ma fatta passare per tale).  La versione che lei chiama &quot;in qualche modo gerarchica&quot; riflette null&#039;altro che: in primis le amicizie, poi le relazioni politiche, e più in generale il peso che ha nel mondo quel giornale (e quale valore attribuisce alle cose, da ciò s&#039;intuisce la fisionomia globale della testata e poi dei suoi collaboratori).
Vede, è che non credo per niente &quot;all&#039;alto tasso di casualità&quot; che dovrebbe (sottolineato) fornirmi un giornale (quale che sia, quotidiano, settimanale, mensile, giornale o rivista è lo stesso).
Il problema è che molto spesso il singolo giornalista (collaboratore occasionale, strutturato o il direttore stesso in persona) si sforza (lei scrive &quot;con pazienza si documenta&quot;) di assomigliare il più possibile alla fisionomia di cui le dicevo prima, o d&#039;essere almeno in linea con la corrente politica alla quale fa capo la testata. 
Detto questo (e mi scuso per la prolissità), io preferisco qualcuno che scrive (magari anche notizie rimasticate) in totale autonomia - possibile e autentica se il blogger lavora gratis -, senza dover rispondere a nessuna logica aziendale, e senza l&#039;obbligo d&#039;essere coerente con la testata per cui scrive. Da queste persone io non mi aspetto originalità nei contenuti (una notizia nuova) perché non è quello il loro lavoro, ma un punto di vista (sulla stessa notizia che già conosco dalle fonti tradizionali) autonomo, e questo sì originale. Ciò che ormai, purtroppo, manca anche alla carta stampata tradizionale. C&#039;è la notizia, ma scarseggia l&#039;interpretazione, la capacità di guardare da una particolare (e unica ) angolazione che costituisce l&#039;insostituibilità di chi ti fa vedere una cosa diversamente da come l&#039;avresti percepita se l&#039;avessi guardata soltanto con i tuoi occhi. Se qualcuno fa questo, a me poco importa che sia blogger o giornalista &quot;vero&quot; sul giornale di carta. E&#039; il talento - giornalistico - di vedere le cose, coglierle e poi (sottolineato) interpretarle, che m&#039;interessa.
Grazie comunque per la sua bella risposta e per la possibilità che mi ha dato per conversare di argomenti così importanti, 
cordiali saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Sergio,<br />
 le propongo di fare un piccolo patto: farò finta per un attimo d’ignorare come vanno le cose nelle agenzie informative tradizionali e cercherò di crederle.<br />
Le dico prima su cosa sono d’accordo: un’agenzia riceve (qualsiasi cosa, notizie e non notizie) da mille fonti. Ma anche un utente avanzato di internet è bombardato di “cose” — quasi alla stessa maniera di un’agenzia tradizionale.<br />
Se però lei non dovesse accettare la mia iniziale proposta, potrà — forse — convenire con me su un punto: un giornale screma a seconda delle proprie convenienze (politiche, economiche, d’immagine dell’azienda), e a seconda degli “amici” o “nemici” che propongono la notizia (o molto spesso, troppo spesso, non notizia, ma fatta passare per tale).  La versione che lei chiama “in qualche modo gerarchica” riflette null’altro che: in primis le amicizie, poi le relazioni politiche, e più in generale il peso che ha nel mondo quel giornale (e quale valore attribuisce alle cose, da ciò s’intuisce la fisionomia globale della testata e poi dei suoi collaboratori).<br />
Vede, è che non credo per niente “all’alto tasso di casualità” che dovrebbe (sottolineato) fornirmi un giornale (quale che sia, quotidiano, settimanale, mensile, giornale o rivista è lo stesso).<br />
Il problema è che molto spesso il singolo giornalista (collaboratore occasionale, strutturato o il direttore stesso in persona) si sforza (lei scrive “con pazienza si documenta”) di assomigliare il più possibile alla fisionomia di cui le dicevo prima, o d’essere almeno in linea con la corrente politica alla quale fa capo la testata.<br />
Detto questo (e mi scuso per la prolissità), io preferisco qualcuno che scrive (magari anche notizie rimasticate) in totale autonomia — possibile e autentica se il blogger lavora gratis -, senza dover rispondere a nessuna logica aziendale, e senza l’obbligo d’essere coerente con la testata per cui scrive. Da queste persone io non mi aspetto originalità nei contenuti (una notizia nuova) perché non è quello il loro lavoro, ma un punto di vista (sulla stessa notizia che già conosco dalle fonti tradizionali) autonomo, e questo sì originale. Ciò che ormai, purtroppo, manca anche alla carta stampata tradizionale. C’è la notizia, ma scarseggia l’interpretazione, la capacità di guardare da una particolare (e unica ) angolazione che costituisce l’insostituibilità di chi ti fa vedere una cosa diversamente da come l’avresti percepita se l’avessi guardata soltanto con i tuoi occhi. Se qualcuno fa questo, a me poco importa che sia blogger o giornalista “vero” sul giornale di carta. E’ il talento — giornalistico — di vedere le cose, coglierle e poi (sottolineato) interpretarle, che m’interessa.<br />
Grazie comunque per la sua bella risposta e per la possibilità che mi ha dato per conversare di argomenti così importanti,<br />
cordiali saluti.</p>
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		<title>Di: Sergio Bestente</title>
		<link>http://www.fierrabras.com/2009/04/18/fierrabras-e-il-mondo-dei-blog/comment-page-1/#comment-11</link>
		<dc:creator>Sergio Bestente</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 00:19:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.fierrabras.com/?p=171#comment-11</guid>
		<description>Gentile Carlo, intanto la ringrazio per il suo intervento. Sulla questione di Zimerman ha perfettamente ragione; mentre scrivevo ci ho anche pensato, ma poi non ho resistito alla tentazione. E questo non perché pensassi che la notizia fosse effettivamente originale o nuova, ma soprattutto per l’ammirazione e la curiosità che provo per questo artista antipatico e straordinario. Ma il meccanismo è proprio quello di cui scrivevo, e nel quale mi ero ripromesso di non cadere più. Per quanto riguarda la riflessione che lei equilibratamente critica, credo che lei abbia perfettamente capito. Ho molta stima per le persone che stanno faticosamente costruendosi una credibilità nel mondo per molti versi libero e innovativo di internet. Quando dico che temo il fatto di non essere un’agenzia, mi riferisco alla selezione e all’attribuzione di rilevanza che si dà alle cose del mondo che si decide di riportare. Un’agenzia riceve da mille fonti, screma e crea una visione in qualche modo “gerarchica” delle notizie; un singolo con pazienza si documenta e, molto spesso con un alto tasso di casualità, riflette ciò che più l’ha colpito. Ma siccome la fonte a cui attinge (me compreso, naturalmente) è quella della rete, rimastica e ricrea in un gioco autoreferenziale di specchi. Ma la soluzione sappiamo tutti qual è, e lei me la ricorda con una certa severità: essere creativi e lavorare con serietà. Giusto, ammetto la pigrizia e cercherò di riparare. Un saluto e grazie ancora.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Carlo, intanto la ringrazio per il suo intervento. Sulla questione di Zimerman ha perfettamente ragione; mentre scrivevo ci ho anche pensato, ma poi non ho resistito alla tentazione. E questo non perché pensassi che la notizia fosse effettivamente originale o nuova, ma soprattutto per l’ammirazione e la curiosità che provo per questo artista antipatico e straordinario. Ma il meccanismo è proprio quello di cui scrivevo, e nel quale mi ero ripromesso di non cadere più. Per quanto riguarda la riflessione che lei equilibratamente critica, credo che lei abbia perfettamente capito. Ho molta stima per le persone che stanno faticosamente costruendosi una credibilità nel mondo per molti versi libero e innovativo di internet. Quando dico che temo il fatto di non essere un’agenzia, mi riferisco alla selezione e all’attribuzione di rilevanza che si dà alle cose del mondo che si decide di riportare. Un’agenzia riceve da mille fonti, screma e crea una visione in qualche modo “gerarchica” delle notizie; un singolo con pazienza si documenta e, molto spesso con un alto tasso di casualità, riflette ciò che più l’ha colpito. Ma siccome la fonte a cui attinge (me compreso, naturalmente) è quella della rete, rimastica e ricrea in un gioco autoreferenziale di specchi. Ma la soluzione sappiamo tutti qual è, e lei me la ricorda con una certa severità: essere creativi e lavorare con serietà. Giusto, ammetto la pigrizia e cercherò di riparare. Un saluto e grazie ancora.</p>
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		<title>Di: Carlo</title>
		<link>http://www.fierrabras.com/2009/04/18/fierrabras-e-il-mondo-dei-blog/comment-page-1/#comment-10</link>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 14:39:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.fierrabras.com/?p=171#comment-10</guid>
		<description>Non capisco perché bisognerebbe &quot;guardare con sospetto&quot; un  meccanismo di funzionamento del web: cioè l&#039;essere replicante, il potere di moltiplicare un qualcosa fornendone una eco. Criticabile o meno che sia tale processo, la comunicazione su internet, e anche il  funzionamento ad esempio di google si basa su questo: più una notizia è cliccata, più sale il rank (e dunque l&#039;utente inesperto potrebbe pensare di conseguenza che essa sia maggiormente affidabile). Il fatto è che, certo, potrebbe anche trattarsi di una boiata pazzesca e il metodo di trasmissione resterebbe lo stesso: ma io non criticherei il modo di propagazione della notizia, quanto invece il contenuto. Se era questo che intendeva, allora mi trova d&#039;accordo. 
Non sarei così drastico nel pensare che &quot;tutto ciò che non c&#039;è in rete sembra non esistere o non contare&quot;, mentre sono scettico nel ritenere che &quot;la porzione di realtà presentata da internet è minima&quot;: perché la porzione di realtà presentata (o rappresentata) è, in effetti, sempre più grande.
Infine cade, a mio avviso, anche questa sua riflessione: &quot;presentarsi semplicemente come fornitori di informazione prescindendo dal dato non secondario che non si è un’agenzia&quot;. Gente che non era un&#039;agenzia, come la Huffington alla fine lo è diventata. E anche una delle più potenti agenzie informative (anche se non la più affidabile, forse) di tutta la rete. 
Tuttavia, sebbene io trovi spesso spunti originali, anche lei oggi è caduto in quello che deplora, vale a dire: l’inquietante omogeneità. La notizia di Zimerman oggi l&#039;ho letta per la terza volta sul suo blog. Intenet allora uccide l&#039;originalità? Io continuo a pensare di no. A patto 1. di voler scrivere articoli non retribuiti (ma scrivendo per un giornale si è pagati tanto di più? / si sopravvive?), e 2. originali (putroppo quasi sempre non lo sono neanche nelle maggiori testate). I post saranno fatica, forse inutile, però tutto sommato sono letti. A volte più dei quotidiani.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non capisco perché bisognerebbe “guardare con sospetto” un  meccanismo di funzionamento del web: cioè l’essere replicante, il potere di moltiplicare un qualcosa fornendone una eco. Criticabile o meno che sia tale processo, la comunicazione su internet, e anche il  funzionamento ad esempio di google si basa su questo: più una notizia è cliccata, più sale il rank (e dunque l’utente inesperto potrebbe pensare di conseguenza che essa sia maggiormente affidabile). Il fatto è che, certo, potrebbe anche trattarsi di una boiata pazzesca e il metodo di trasmissione resterebbe lo stesso: ma io non criticherei il modo di propagazione della notizia, quanto invece il contenuto. Se era questo che intendeva, allora mi trova d’accordo.<br />
Non sarei così drastico nel pensare che “tutto ciò che non c’è in rete sembra non esistere o non contare”, mentre sono scettico nel ritenere che “la porzione di realtà presentata da internet è minima”: perché la porzione di realtà presentata (o rappresentata) è, in effetti, sempre più grande.<br />
Infine cade, a mio avviso, anche questa sua riflessione: “presentarsi semplicemente come fornitori di informazione prescindendo dal dato non secondario che non si è un’agenzia”. Gente che non era un’agenzia, come la Huffington alla fine lo è diventata. E anche una delle più potenti agenzie informative (anche se non la più affidabile, forse) di tutta la rete.<br />
Tuttavia, sebbene io trovi spesso spunti originali, anche lei oggi è caduto in quello che deplora, vale a dire: l’inquietante omogeneità. La notizia di Zimerman oggi l’ho letta per la terza volta sul suo blog. Intenet allora uccide l’originalità? Io continuo a pensare di no. A patto 1. di voler scrivere articoli non retribuiti (ma scrivendo per un giornale si è pagati tanto di più? / si sopravvive?), e 2. originali (putroppo quasi sempre non lo sono neanche nelle maggiori testate). I post saranno fatica, forse inutile, però tutto sommato sono letti. A volte più dei quotidiani.</p>
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