È scandaloso lo stipendio di Meli?

7 ottobre 2009

dollari

Parliamo di soldi. Non sarà gran­chè ele­gante, ma ogni tanto biso­gna pur farlo. Lo sti­molo viene da una email legata al curioso e un po’ folle sito di Luigi Boschi. Anni fa, facendo ricerca per un articolo-inchiesta sulla Scala, mi ero imbat­tuto in que­sto ‘social­blog’, come egli lo defi­ni­sce, pie­nis­simo di tutto, dalla poe­sia alla let­te­ra­tura, dalla denun­cia sociale alla ricerca arti­stica. Non ho mai avuto il pia­cere di cono­scere Luigi Boschi, ma da ormai mol­tis­simi mesi, con cadenza irre­go­lare e agli orari più strani, ricevo le email di aggior­na­mento spe­dite in auto­ma­tico dal suo blog. Si tratta quasi sem­pre di mes­saggi col­le­gati alle isti­tu­zioni cul­tu­rali di Parma, la città dove Boschi risiede. La penul­tima era una lunga e dolente poe­sia, nella quale sfo­gava la sua ama­rezza e soli­tu­dine nelle bat­ta­glie che da anni con­duce con­tro gli spre­chi e le assur­dità della vita musi­cale par­mense; e chi cono­sce, anche solo da lon­tano, le vicende di quella bel­lis­sima città, sa bene che di cose da dire a que­sto pro­po­sito ce ne sareb­bero dav­vero molte. E Boschi dev’essere un fasti­dio paz­ze­sco per gli ammi­ni­stra­tori locali. È sem­pre lì, non gliene sfugge una, e appena può corre a scri­vere sul suo sito, che poi pro­ietta l’informazione a mezzo mondo. Le vicende del vec­chio e del nuovo sin­daco, del Tea­tro Regio di Parma e del Festi­val ver­diano, le spese dav­vero paz­ze­sche, le incre­di­bili risorse cata­pul­tate nella vita di pro­vin­cia da realtà come Arcus S.p.A, l’ineffabile Mauro Meli che passa di tea­tro in tea­tro, non lascian­dosi certo alle spalle motivi d’encomio, eppure con­ti­nuando imper­ter­rito a far girare milioni di euro come caramelline.

Per dirne una, que­sto signor Boschi si pre­sentò alla con­fe­renza stampa di inse­dia­mento del Meli Mauro, e al momento delle domande chiese a gran voce quale sarebbe stato lo sti­pen­dio del noto­ria­mente non eco­no­mico sovrin­ten­dente, e se avrebbe con­ti­nuato anche a Parma a gio­varsi dei ser­vizi di Valen­tin Proc­zyn­ski, l’agente tea­trale argen­tino di nascita, russo di ori­gini e mone­ga­sco di resi­denza la cui figura è cir­con­data da una fama alquanto discu­ti­bile e cor­ru­sca. Il Meli Mauro rispose con arro­ganza che erano fatti suoi, e la pla­tea di gior­na­li­sti locali rise e applaudì – chiun­que sia stato a una con­fe­renza stampa di realtà come que­ste sa a quale livello si possa spin­gere la com­pia­cenza di certi gior­na­li­sti. Boschi da allora non ha più tro­vato pace, e oltre a denun­ciare ogni sin­golo spreco con una capar­bietà invi­dia­bile, ha dato il tor­mento a mezzo mondo sulla que­stione dello sti­pen­dio di Meli, fin­ché pochi mesi fa non è riu­scito a con­vin­cere un con­si­gliere comu­nale a fare un’interrogazione al sin­daco. E allora il sin­daco ha dovuto rispon­dere, anche se non certo con sol­le­ci­tu­dine. Un mes­sag­gio di oggi, sem­pre dell’indomito Boschi, ci informa final­mente sull’entità dello sti­pen­dio del Meli Mauro, sovrin­ten­dente. Meli costa alla Fon­da­zione Tea­tro Regio, com­ples­si­va­mente, ‘una media di’ 336.000 euro lordi l’anno.

Sono tanti o sono pochi?

La que­stione delle retri­bu­zioni nel mondo dello spet­ta­colo è sem­pre stata avvolta da un alone di foschia, e non per caso. Nel mondo dello spet­ta­colo dal vivo, e in par­ti­co­lare in quello della musica, la valu­ta­zione dell’eccellenza dipende da un com­plesso di fat­tori che la ren­dono sem­pre for­te­mente opi­na­bile. Quanto prende Ceci­lia Bar­toli per una recita della tale opera? Ma se lei prende que­sti soldi, allora quanto dovrebbe pren­dere quell’altra? E così via. In realtà un tarif­fa­rio di mas­sima esi­ste, ed è ben noto a chi si occupa di ingaggi. Il pro­blema è che in Ita­lia il tea­tro d’opera è lar­ga­mente finan­ziato da denaro pub­blico, e que­sto sem­plice fatto impone tutta una serie di cau­tele. Quando si maneg­gia i soldi della col­let­ti­vità, certi scher­zetti non si pos­sono fare. Per un certo periodo è esi­stito anche un cosid­detto ‘cal­miere’ per i cachet degli arti­sti: è cosa nota che que­sto ‘tetto di retri­bu­zione’ venisse aggi­rato in mille modi, per­ché altri­menti certi arti­sti sarebbe stato impos­si­bile averli. E certi tea­tri que­gli arti­sti li ave­vano; ah, se li avevano!

Ma il sovrin­ten­dente non è un arti­sta. Il sovrin­ten­dente è un diri­gente. E allora la valu­ta­zione non dovrebbe essere così dif­fi­cile, e anche l’attribuzione dell’equo com­penso. E invece non è così. Tempo fa appresi con stu­pore che Peter Gelb, per fare un mestiere simile a quello del Meli Mauro (ma al Metro­po­li­tan) ha preso un milione e mezzo di dol­lari in un anno. Certo, il suo lavoro e solo ‘simile’, e il denaro che maneg­gia e riceve (ma soprat­tutto che attira) è total­mente pro­ve­niente da tasche pri­vate; ciò nono­stante l’informazione può gene­rare qual­che con­fu­sione. E allora, per capire se 336.000 euro siano tanti o pochi nella nostra realtà, potremmo pren­derla da un altro lato. Invece di para­go­nare sem­pli­ce­mente la cifra con quella che pren­dono gli altri sovrin­ten­denti ita­liani – ce lo dice lo stesso Boschi: Giam­brone (Mag­gio Musi­cale Fio­ren­tino) 180.000, Tutino (Bolo­gna) 164 più bene­fit, Ver­gnano (Torino) 150, Via­nello (Fenice) 150 più bene­fit –, pro­viamo a para­go­narlo a un diri­gente pub­blico. In fondo Mauro Meli dirige un’azienda.

Non molto tempo fa, dopo i grandi pro­clami del mini­stro Bru­netta, sui siti delle ammi­ni­stra­zioni pub­bli­che e delle aziende par­te­ci­pate hanno comin­ciato ad appa­rire i tabu­lati con le retri­bu­zioni dei diri­genti e degli ammi­ni­stra­tori. Ricordo un grande titolo su un quo­ti­diano, che par­lava degli sti­pendi d’oro dei diri­genti della Regione Lom­bar­dia. La Regione Lom­bar­dia ha 3.600 dipen­denti, 7 sedi a Milano (una delle quali è il famoso ‘Pirel­lone’), 10 nelle pro­vince lom­barde, 2 all’estero ecc. Il Tea­tro Regio di Parma dubito che arrivi a 400 dipen­denti [AGGIUNTA DEL 24 OTTOBRE 2009: trat­tan­dosi di “tea­tro di tra­di­zione”, i dipen­denti, per la pre­ci­sione, sono 18], e soprat­tutto è un sistema di ben diversa com­ples­sità. Fac­ciamo la prova, andiamo a vedere quanto prende il più pagato tra i diri­genti della Regione Lom­bar­dia, quella degli sti­pendi d’oro. Si chiama Nico­la­ma­ria Sanese, fa il Diret­tore gene­rale, è il brac­cio destro di Roberto For­mi­goni. Prende 271.608 euro lordi; subito dopo viene il Diret­tore della Sanità, con 234.858 euro lordi; a seguire, con cifre molto più basse, gli altri. L’uomo più pagato della ‘scan­da­losa’ Regione Lom­bar­dia, realtà politico-amministrativa colos­sale, prende meno di Meli Mauro, sovrin­ten­dente del Tea­tro Regio di Parma. [AGGIUNTA DEL 18 OTTOBRE 2009: per amore di verità devo cor­reg­germi: Sanese ha una ‘retri­bu­zione fon­da­men­tale’ di 223.200 euro, a cui si somma una ‘retri­bu­zione di risul­tato’, sostan­zial­mente un bonus, di altri 48.408 euro. La retri­bu­zione lorda di Meli al netto dei rim­borsi e degli altri costi è di 200.000 euro. Sui rim­borsi di Sanesi, inol­tre, non ho alcuna infor­ma­zione. Tut­ta­via la sostanza del discorso è la stessa: la retri­bu­zione del Sovrin­ten­dente del Tea­tro Regio di Parma, oltre a svet­tare su quella di molti altri tea­tri ita­liani più grandi e ben più com­plessi da gestire, si asse­sta molto vicino alla retri­bu­zione dei più pagati diri­genti di strut­ture pub­bli­che enor­me­mente più complesse.].

Certo, il Meli non doveva essere pro­prio tran­quil­lis­simo se in un’intervista al “Cor­riere della Sera”, l’11 luglio scorso aveva negato ciò che ora si sa essere vero, attri­buen­dosi con fran­ce­scana umiltà ‘solo’ 6.500 euro (netti) di retri­bu­zione men­sile. Certo, il gio­chino è chiaro: la dif­fe­renza tra netto e lordo, il sepa­rare la retri­bu­zione ‘secca’ da bene­fit, rim­borsi, inden­nità, costi vari. I tea­tri d’opera, inol­tre, sono Fon­da­zioni, e dun­que Meli non è un diri­gente pub­blico a tutti gli effetti. Tut­ta­via, forse, assi­stere a gio­chetti di que­sto tipo con un mezzo di pub­blica infor­ma­zione avrebbe potuto cau­sare un minimo di rea­zione da parte del Sin­daco, anche solo una mani­fe­sta­zione di imba­razzo, dato che in fondo è pur sem­pre il pre­si­dente del Con­si­glio di ammi­ni­stra­zione del tea­tro. Non importa. Se non ha rite­nuto di mani­fe­starlo è per­ché, evi­den­te­mente, non aveva pia­cere che si sapesse come sta­vano vera­mente le cose. Poche set­ti­mane dopo, il mini­stro Bru­netta con l’eleganza intel­let­tuale e les­si­cale che gli si addice, tuo­nava con­tro il cul­tu­rame paras­si­ta­rio sini­stroide. Ora che sull’argomento nes­suno può più far finta di non sapere, ci si aspetta che a Parma suc­ceda qual­cosa. Vedremo. Nel frat­tempo rin­gra­ziamo i rom­pi­sca­tole di talento come Boschi.

La foto è di mar­ku­sram, che rin­gra­zio, e pro­viene da flickr.

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SC marzo 9, 2011 alle 16:05

Credo che non ci sia piu’ equilibrio tra i ricchi e i poveri, tra organizzatori e artisti, tra insegnanti ed addetti alla cassa del supermarket.. SE TUTTI FOSSERO RETRIBUITI IL GIUSTO vivrebbero tutti FELICI E CONTENTI!!!

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Carnivoro marzo 6, 2011 alle 18:17

Si,è troppo.Ma non mi si parli di produttività.Ogni settore necessita di persone competenti:alcune sono precarie,altre meno.Cosa c’è di più precario dello spettacolo?Ogni prima è un esame,ogni scelta è un rischio.Per quanto riguarda i rompiscatole eterodiretti,bisognerebbe conoscerli a fondo.Chi non è riuscito a concludere nulla nella propria vita può avere una visione della realtà distorta dal risentimento.Chi gioca a calcetto in parrocchia ha tutto il diritto di considerare brocco Maradona,ma di solito nessuno se lo fila.Vorrei che ogni giudizio fosse suffragato da una reale conoscenza dell’argomento.L’indignazione è uno stato di allerta positivo;l’invettiva dettata da frustrazione ed invidia, no.

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Sergio Bestente marzo 6, 2011 alle 21:33

Gentile Carnivoro, Lei sembra dire: se un sovrintendente è bravo lo dice il pubblico; lui si prende dei rischi, affronta il pericolo a ogni prima, e se sono tutti contenti e nessuno fischia allora vuol dire che è bravo, che ha fatto bene le sue scelte e deve essere pagato. Pagato molto. Sicuramente più di chi non rischia nulla, e sta seduto su una comoda poltrona dirigenziale (per non parlare di quelli che ‘non hanno mai concluso niente nella loro vita’). Se ho ben compreso il suo parere, mi permetta un paio di considerazioni. Dunque: il sovrintendente non è un uomo di spettacolo, è un dirigente di un’azienda che deve intendersene di musica, ma ancor di più deve avere una visione chiara dell’etica professionale a cui è chiamato chi amministra il denaro pubblico, perché ricordiamoci che con tutte le ciance sugli sponsor e i soci fondatori, è in larghissima parte con il denaro pubblico che in Italia si fa l’opera. Facciamo un esempio del tutto teorico, che NATURALMENTE non ha niente a che fare con alcun sovrintendente noto. Mettiamo che un certo signore sia molto ambizioso, e venga chiamato a fare il sovrintendente in un teatro di provincia. Ha un certo budget, che serve a garantire alla sua città una decente vita di teatro musicale, l’accessibilità più ampia possibile da parte della popolazione (locale e non solo, naturalmente), l’apertura del teatro per un congruo numero di giorni, ecc. È un lavoro duro, che richiede cultura musicale e dirigenziale, magari la capacità di cogliere prima degli altri i talenti in modo da pagarli meno; è un lavoro che richiede un abile equilibrio tra le richieste di un pubblico più popolare e la spinta culturale in avanti, quella che potrebbe essere definita ‘ricerca’; è un lavoro che richiede un corretto equilibrio tra il dare al territorio e il dare alla cultura nazionale; è un lavoro con cui lentamente un teatro cresce, ma soprattutto cresce il livello e la consapevolezza musicale della regione che lo ospita, migliora la qualità del tessuto di cultura musicale che circonda quel teatro; ma è anche, per finire, un lavoro che dà poca visibilità. Mettiamo ora che quel sovrintendente, invece di fare tutto questo, alzi il telefono e chiami un certo agente, magari uno residente in un paradiso fiscale. Gli dice: io ti do tutto quello che ho, ma tu portami per due serate quel grande direttore, quello mitico che non risponde mai a nessuno, quello che dirige solo quando ha il frigo vuoto e ogni volta è un avvenimento; portamelo con la sua grande, meravigliosa orchestra, perché io con questi scalzacani di provincia proprio non ci posso più lavorare. L’agente organizza, e il teatro di provincia, magari da 1000 posti, ottiene le due, tre serate che neppure le capitali si sognano. Migliaia di notabili da tutta italia vengono a sentire il Grande nelle due serate, i giornalisti si affollano a chieder il biglietto, e quelli che lo ottengono sono al settimo cielo. Il nostro naturalmente vende anche 100 biglietti di loggione, e che diamine, perché l’opera è per tutti. Anzi, li vendie solo ai giovani, a 9 euro, perché loro sono il futuro, e perché vuole far sapere al mondo quanto gli è cara la visione popolare dell’opera. Trionfo, applausi, articoli su tutti i giornali, dichiarazioni del nostro ambizioso in tutte le televisioni, ecc. Mettiamo che fra queste due-tre serate e quel po’ di programmazione normale che fa, spenda anche più del suo budget e apra un discreto buco nel bilancio. Il nostro amico, secondo Lei, ha agito bene o male? E soprattutto, con il tessuto dell’informazione e la rete della politica dell’Italia di oggi, secondo Lei ha rischiato qualcosa? Lei pensa che uno solo degli entusiasti, sbrodoloni critici intervenuti alla serata, magari accompagnati all’aeroporto in auto blu, l’indomani chiederà conto di questa operazione? Si domanderà perché l’ha fatta quel certo teatro di provincia, e nessun altro luogo di spettacolo, magari anche molto più grande? Certo che no. Si attarderanno invece a giudicare le meraviglie del vibrato degli archi, la possente visione drammatica del direttore, lo splendore delle voci, eccetera. Pensa allora che il miracolato pubblico intervenuto fischierà? Certo che no. E se lo farà, sarà una sparuta minoranza di contestatori, perché si sa che il pubblico dell’opera ha il sangue caldo, ed è il bello dello spettacolo dal vivo, eccetera. E quelli che sono rimasti fuori, quali canali di critica hanno? Forse le lettere ai giornali? Abbiamo tutti problemi più gravi. Pensi che, con tutto ciò, potrebbe persino succedere che il nostro ambizioso omino, dopo questo capolavoro, venga chiamato a dirigere un teatro più grande. Si darà delle arie, persino: io sono quello che vi fa arrivare il Grande direttore. Insomma, scusandomi per la lunga risposta, quando per le mani passano i denari sudati dagli altri e magari sottratti a nobilissime destinazioni di pubblica utilità, le cautele devono essere molte, e il giudizio non si basa più solo sul successo personale. E così anche la retribuzione. Perché tra l’altro, vede, i soldi che il nostro Maradona del teatro spende, sono stati guadagnati a fatica anche dal giocatore della squadra di parrocchia, quello che Lei ritiene un fallito. E quando il giocatore della parrocchia smette di darglieli, perché non li guadagna più o perché il potere politico decide di destinarli ad altro, sembrerà strano, ma è il il nostro Maradona che fallisce. Strano mondo davvero, quello del teatro.

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Carnivoro marzo 6, 2011 alle 23:49

Caro Sergio,dal tono e dai contenuti del Suo intervento è facile intuire un animo nobile.Purtroppo la realtà è molto più complessa della filosofia(con buona pace di Shakespeare).Tutto potrebbe tenersi se vivessimo in un Paese serio,se l’educazione musicale fosse materia d’obbligo sin da bambini e se in ogni città potessero convivere realtà musicali di ogni livello.Purtroppo lo star-sistem detta legge anche nell’animo dei frequentatori del teatro.Stiamo parlando di Parma, i cui famosi “melomani ” adottano ancora, come metro di paragone, la Callas,Corelli e una lunga serie di artisti purtroppo scomparsi.Un tempo i giovani artisti avevano la possibilità di crescere in teatri di provincia che assolvevano alla funzione di trampolino di lancio.Ora non ne esiste più nemmeno uno.Veri e propri gioielli di rara bellezza,vanto degli amministratori locali.Anch’io vorrei sovrintendenti che scoprissero nuovi talenti prima che agenti famelici li accecassero di lusinghe e di troppo facili ambizioni.Ma sono sogni,come sono sogni lo sport vissuto come completamento del proprio essere,come la famiglia in cui i principi dell’onestà e della temperanza trovassero ancora il loro luogo di elezione.Ha mai sentito parlare di un morbo letale chiamato Berlusconismo?Io mi auguro che venga trovato presto un antidoto,ma fino ad allora dovremo rassegnarci ad un mercato chiuso ai giovani e dovremo continuare a rassegnarci ad un pubblico che pretende il tenore di grido,il personaggio,il divo.

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HC ottobre 19, 2009 alle 22:17

“Quelli del mestiere” sanno che le cose non sono mai facili in teatro: ecco per esempio cosa succede a Bologna http://bit.ly/1i0n51 ed ecco un esempio di risposta http://bit.ly/31ErYa che sarebbe adeguata anche al nostro “amico” parmense.

In ogni caso, sulla stampa specializzata (e non) trapela forse qualcosa? No.
La “gggente” vuole andare a teatro a sentir l’opera e di ste beghe se ne frega. Gli addetti ai lavori sanno e non hanno bisogno della stampa. Ma i lettori ignari? Il lettore medio di un giornale, sia esso “del settore” oppure no? Avrà diritto di sapere cosa succede nei teatri dietro le scene?
Certe volte (la maggior parte delle volte) mi piacerebbe fingere di non sapere, godrei meglio dello spettacolo, carissimo FB!

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mario ottobre 16, 2009 alle 18:16

infatti più che di stipendi d’oro, bisognerebbe parlare anche degli altri…

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Carlitos ottobre 14, 2009 alle 17:07

Credo che non sia scandaloso lo stipendio di questo dirigente; tuttavia noi sappiamo che i fondi destinati a un festival pagano sia la parte che vede lo spettatore (i concerti) sia i retroscena (il lavoro di Meli). E’ sicuramente scandaoloso che pianga miseria nell’articolo firmato da Alessandro Rigolli, pubblicato dal Giornale della Musica. E’ abbastanza triste che sostenga che è stato un miracolo organizzare il festival con un terzo dei soldi che ci vorrebbero. Ma nessuno ha pensato di ridurre (o magari lui stesso non ha proposto di autoridimensionarsi) il suo stipendio. Si tagliano invece i docenti precari! Tutto questo va a sfavore del pubblico, ovviamente.
Come spesso succede in Italia coloro che possono cadono sempre in piedi. Ne pagano le conseguenze i più deboli: in questo caso il pubblico, in altri gli studenti, in altri ancora i piccoli imprenditori, oppure i cassaintegrati, etc etc tutti quelli che non possono difendersi.
Perché se stiamo qui io e te a interrogarci sullo stipendio di questo tizio, cambia qualcosa? Noi che vantaggio ne abbiamo?
Sempre più spesso si leggono “leccate di culo” sui giornali a questa gente qui. Non c’è fine alla smania di potere, soldi e visibilità italiota, in presenza o in assenza di reali competenze (non conta questo, ma è determinante avere un fan club molto nutrito). Chi comanda (chi viene eletto) dà l’esempio e allo stesso tempo rappresenta chi lo elegge (la maggioranza).

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