Parliamo di soldi. Non sarà granchè elegante, ma ogni tanto bisogna pur farlo. Lo stimolo viene da una email legata al curioso e un po’ folle sito di Luigi Boschi. Anni fa, facendo ricerca per un articolo-inchiesta sulla Scala, mi ero imbattuto in questo ‘socialblog’, come egli lo definisce, pienissimo di tutto, dalla poesia alla letteratura, dalla denuncia sociale alla ricerca artistica. Non ho mai avuto il piacere di conoscere Luigi Boschi, ma da ormai moltissimi mesi, con cadenza irregolare e agli orari più strani, ricevo le email di aggiornamento spedite in automatico dal suo blog. Si tratta quasi sempre di messaggi collegati alle istituzioni culturali di Parma, la città dove Boschi risiede. La penultima era una lunga e dolente poesia, nella quale sfogava la sua amarezza e solitudine nelle battaglie che da anni conduce contro gli sprechi e le assurdità della vita musicale parmense; e chi conosce, anche solo da lontano, le vicende di quella bellissima città, sa bene che di cose da dire a questo proposito ce ne sarebbero davvero molte. E Boschi dev’essere un fastidio pazzesco per gli amministratori locali. È sempre lì, non gliene sfugge una, e appena può corre a scrivere sul suo sito, che poi proietta l’informazione a mezzo mondo. Le vicende del vecchio e del nuovo sindaco, del Teatro Regio di Parma e del Festival verdiano, le spese davvero pazzesche, le incredibili risorse catapultate nella vita di provincia da realtà come Arcus S.p.A, l’ineffabile Mauro Meli che passa di teatro in teatro, non lasciandosi certo alle spalle motivi d’encomio, eppure continuando imperterrito a far girare milioni di euro come caramelline.
Per dirne una, questo signor Boschi si presentò alla conferenza stampa di insediamento del Meli Mauro, e al momento delle domande chiese a gran voce quale sarebbe stato lo stipendio del notoriamente non economico sovrintendente, e se avrebbe continuato anche a Parma a giovarsi dei servizi di Valentin Proczynski, l’agente teatrale argentino di nascita, russo di origini e monegasco di residenza la cui figura è circondata da una fama alquanto discutibile e corrusca. Il Meli Mauro rispose con arroganza che erano fatti suoi, e la platea di giornalisti locali rise e applaudì – chiunque sia stato a una conferenza stampa di realtà come queste sa a quale livello si possa spingere la compiacenza di certi giornalisti. Boschi da allora non ha più trovato pace, e oltre a denunciare ogni singolo spreco con una caparbietà invidiabile, ha dato il tormento a mezzo mondo sulla questione dello stipendio di Meli, finché pochi mesi fa non è riuscito a convincere un consigliere comunale a fare un’interrogazione al sindaco. E allora il sindaco ha dovuto rispondere, anche se non certo con sollecitudine. Un messaggio di oggi, sempre dell’indomito Boschi, ci informa finalmente sull’entità dello stipendio del Meli Mauro, sovrintendente. Meli costa alla Fondazione Teatro Regio, complessivamente, ‘una media di’ 336.000 euro lordi l’anno.
Sono tanti o sono pochi?
La questione delle retribuzioni nel mondo dello spettacolo è sempre stata avvolta da un alone di foschia, e non per caso. Nel mondo dello spettacolo dal vivo, e in particolare in quello della musica, la valutazione dell’eccellenza dipende da un complesso di fattori che la rendono sempre fortemente opinabile. Quanto prende Cecilia Bartoli per una recita della tale opera? Ma se lei prende questi soldi, allora quanto dovrebbe prendere quell’altra? E così via. In realtà un tariffario di massima esiste, ed è ben noto a chi si occupa di ingaggi. Il problema è che in Italia il teatro d’opera è largamente finanziato da denaro pubblico, e questo semplice fatto impone tutta una serie di cautele. Quando si maneggia i soldi della collettività, certi scherzetti non si possono fare. Per un certo periodo è esistito anche un cosiddetto ‘calmiere’ per i cachet degli artisti: è cosa nota che questo ‘tetto di retribuzione’ venisse aggirato in mille modi, perché altrimenti certi artisti sarebbe stato impossibile averli. E certi teatri quegli artisti li avevano; ah, se li avevano!
Ma il sovrintendente non è un artista. Il sovrintendente è un dirigente. E allora la valutazione non dovrebbe essere così difficile, e anche l’attribuzione dell’equo compenso. E invece non è così. Tempo fa appresi con stupore che Peter Gelb, per fare un mestiere simile a quello del Meli Mauro (ma al Metropolitan) ha preso un milione e mezzo di dollari in un anno. Certo, il suo lavoro e solo ‘simile’, e il denaro che maneggia e riceve (ma soprattutto che attira) è totalmente proveniente da tasche private; ciò nonostante l’informazione può generare qualche confusione. E allora, per capire se 336.000 euro siano tanti o pochi nella nostra realtà, potremmo prenderla da un altro lato. Invece di paragonare semplicemente la cifra con quella che prendono gli altri sovrintendenti italiani – ce lo dice lo stesso Boschi: Giambrone (Maggio Musicale Fiorentino) 180.000, Tutino (Bologna) 164 più benefit, Vergnano (Torino) 150, Vianello (Fenice) 150 più benefit –, proviamo a paragonarlo a un dirigente pubblico. In fondo Mauro Meli dirige un’azienda.
Non molto tempo fa, dopo i grandi proclami del ministro Brunetta, sui siti delle amministrazioni pubbliche e delle aziende partecipate hanno cominciato ad apparire i tabulati con le retribuzioni dei dirigenti e degli amministratori. Ricordo un grande titolo su un quotidiano, che parlava degli stipendi d’oro dei dirigenti della Regione Lombardia. La Regione Lombardia ha 3.600 dipendenti, 7 sedi a Milano (una delle quali è il famoso ‘Pirellone’), 10 nelle province lombarde, 2 all’estero ecc. Il Teatro Regio di Parma dubito che arrivi a 400 dipendenti [AGGIUNTA DEL 24 OTTOBRE 2009: trattandosi di “teatro di tradizione”, i dipendenti, per la precisione, sono 18], e soprattutto è un sistema di ben diversa complessità. Facciamo la prova, andiamo a vedere quanto prende il più pagato tra i dirigenti della Regione Lombardia, quella degli stipendi d’oro. Si chiama Nicolamaria Sanese, fa il Direttore generale, è il braccio destro di Roberto Formigoni. Prende 271.608 euro lordi; subito dopo viene il Direttore della Sanità, con 234.858 euro lordi; a seguire, con cifre molto più basse, gli altri. L’uomo più pagato della ‘scandalosa’ Regione Lombardia, realtà politico-amministrativa colossale, prende meno di Meli Mauro, sovrintendente del Teatro Regio di Parma. [AGGIUNTA DEL 18 OTTOBRE 2009: per amore di verità devo correggermi: Sanese ha una ‘retribuzione fondamentale’ di 223.200 euro, a cui si somma una ‘retribuzione di risultato’, sostanzialmente un bonus, di altri 48.408 euro. La retribuzione lorda di Meli al netto dei rimborsi e degli altri costi è di 200.000 euro. Sui rimborsi di Sanesi, inoltre, non ho alcuna informazione. Tuttavia la sostanza del discorso è la stessa: la retribuzione del Sovrintendente del Teatro Regio di Parma, oltre a svettare su quella di molti altri teatri italiani più grandi e ben più complessi da gestire, si assesta molto vicino alla retribuzione dei più pagati dirigenti di strutture pubbliche enormemente più complesse.].
Certo, il Meli non doveva essere proprio tranquillissimo se in un’intervista al “Corriere della Sera”, l’11 luglio scorso aveva negato ciò che ora si sa essere vero, attribuendosi con francescana umiltà ‘solo’ 6.500 euro (netti) di retribuzione mensile. Certo, il giochino è chiaro: la differenza tra netto e lordo, il separare la retribuzione ‘secca’ da benefit, rimborsi, indennità, costi vari. I teatri d’opera, inoltre, sono Fondazioni, e dunque Meli non è un dirigente pubblico a tutti gli effetti. Tuttavia, forse, assistere a giochetti di questo tipo con un mezzo di pubblica informazione avrebbe potuto causare un minimo di reazione da parte del Sindaco, anche solo una manifestazione di imbarazzo, dato che in fondo è pur sempre il presidente del Consiglio di amministrazione del teatro. Non importa. Se non ha ritenuto di manifestarlo è perché, evidentemente, non aveva piacere che si sapesse come stavano veramente le cose. Poche settimane dopo, il ministro Brunetta con l’eleganza intellettuale e lessicale che gli si addice, tuonava contro il culturame parassitario sinistroide. Ora che sull’argomento nessuno può più far finta di non sapere, ci si aspetta che a Parma succeda qualcosa. Vedremo. Nel frattempo ringraziamo i rompiscatole di talento come Boschi.
La foto è di markusram, che ringrazio, e proviene da flickr.


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Credo che non sia scandaloso lo stipendio di questo dirigente; tuttavia noi sappiamo che i fondi destinati a un festival pagano sia la parte che vede lo spettatore (i concerti) sia i retroscena (il lavoro di Meli). E’ sicuramente scandaoloso che pianga miseria nell’articolo firmato da Alessandro Rigolli, pubblicato dal Giornale della Musica. E’ abbastanza triste che sostenga che è stato un miracolo organizzare il festival con un terzo dei soldi che ci vorrebbero. Ma nessuno ha pensato di ridurre (o magari lui stesso non ha proposto di autoridimensionarsi) il suo stipendio. Si tagliano invece i docenti precari! Tutto questo va a sfavore del pubblico, ovviamente.
Come spesso succede in Italia coloro che possono cadono sempre in piedi. Ne pagano le conseguenze i più deboli: in questo caso il pubblico, in altri gli studenti, in altri ancora i piccoli imprenditori, oppure i cassaintegrati, etc etc tutti quelli che non possono difendersi.
Perché se stiamo qui io e te a interrogarci sullo stipendio di questo tizio, cambia qualcosa? Noi che vantaggio ne abbiamo?
Sempre più spesso si leggono “leccate di culo” sui giornali a questa gente qui. Non c’è fine alla smania di potere, soldi e visibilità italiota, in presenza o in assenza di reali competenze (non conta questo, ma è determinante avere un fan club molto nutrito). Chi comanda (chi viene eletto) dà l’esempio e allo stesso tempo rappresenta chi lo elegge (la maggioranza).
infatti più che di stipendi d’oro, bisognerebbe parlare anche degli altri…
“Quelli del mestiere” sanno che le cose non sono mai facili in teatro: ecco per esempio cosa succede a Bologna http://bit.ly/1i0n51 ed ecco un esempio di risposta http://bit.ly/31ErYa che sarebbe adeguata anche al nostro “amico” parmense.
In ogni caso, sulla stampa specializzata (e non) trapela forse qualcosa? No.
La “gggente” vuole andare a teatro a sentir l’opera e di ste beghe se ne frega. Gli addetti ai lavori sanno e non hanno bisogno della stampa. Ma i lettori ignari? Il lettore medio di un giornale, sia esso “del settore” oppure no? Avrà diritto di sapere cosa succede nei teatri dietro le scene?
Certe volte (la maggior parte delle volte) mi piacerebbe fingere di non sapere, godrei meglio dello spettacolo, carissimo FB!