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	<title>Commenti a: Gli aspri Capricci di Zehetmair</title>
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	<description>by Sergio Bestente</description>
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		<title>Di: Lacritica</title>
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		<dc:creator>Lacritica</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 16:58:24 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto dei pareri analoghi in merito a questo interprete sulla stampa specializzata. Ci ho pensato un po&#039;, ma devo dire di non essere molto attratta dai dischi (questo è il problema n. 1). O meglio, sono un pochino abitudinaria (n. 2). Se uno conosce i Capricci, e davvero li ama, nel tempo avrà confrontato più versioni. Se li apprezza molto ne possiede anche diverse versioni. Se conosce la musica, anche se non ha l&#039;orecchio assoluto, può ad apertura di spartito persino sentirli senza l&#039;ausilio di dischi.
Ora, ogni nuova incisione di un brano non suscita in me uno smodato interesse, poiché non sono una patita collezionista di dischi o cd. Allora talvolta mi chiedo cosa dovrebbe spingermi a sentire (cosa spinge anche loro a inciderli, a parte il guadagno) l&#039;ennesima interpretazione di un certo pezzo. Un conto è muoversi dal divano per andare a sentirlo dal vivo, un altro è avere un&#039;esperienza mediata, e comunque elaborata in studio.
Se fossi folle per qualcosa (lo sono stata) ne collezionerei decine e decine di versioni. Però questo vale per un ristrettissimo (nel mio caso) numero di capolavori. 
Se trovo un musicista che realizza la mia idea di interpretazione (ammesso che io stessa non sia in grado di eseguirla, e ciò invaliderebbe ovviamente tutto quandto scritto sopra), io mi ci affeziono. Non è una questione d&#039;età, di &quot;così di faceva al mio tempo&quot;. E&#039; proprio amore.
Dopo, a tutte le altre interpretazioni concedo una possibilità: ma spesso quella nuova, o più recente, non sostituisce la vecchia. La prima impressione ha a che fare con l&#039;affetto e la folgorazione, e - talvolta - con la gratitudine verso chi ti ha fatto conoscere qualche musica, per la prima volta, in un modo che mai più si rinnoverà e mai sarà scambiabile con un altra versione/idea della stessa opera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto dei pareri analoghi in merito a questo interprete sulla stampa specializzata. Ci ho pensato un po’, ma devo dire di non essere molto attratta dai dischi (questo è il problema n. 1). O meglio, sono un pochino abitudinaria (n. 2). Se uno conosce i Capricci, e davvero li ama, nel tempo avrà confrontato più versioni. Se li apprezza molto ne possiede anche diverse versioni. Se conosce la musica, anche se non ha l’orecchio assoluto, può ad apertura di spartito persino sentirli senza l’ausilio di dischi.<br />
Ora, ogni nuova incisione di un brano non suscita in me uno smodato interesse, poiché non sono una patita collezionista di dischi o cd. Allora talvolta mi chiedo cosa dovrebbe spingermi a sentire (cosa spinge anche loro a inciderli, a parte il guadagno) l’ennesima interpretazione di un certo pezzo. Un conto è muoversi dal divano per andare a sentirlo dal vivo, un altro è avere un’esperienza mediata, e comunque elaborata in studio.<br />
Se fossi folle per qualcosa (lo sono stata) ne collezionerei decine e decine di versioni. Però questo vale per un ristrettissimo (nel mio caso) numero di capolavori.<br />
Se trovo un musicista che realizza la mia idea di interpretazione (ammesso che io stessa non sia in grado di eseguirla, e ciò invaliderebbe ovviamente tutto quandto scritto sopra), io mi ci affeziono. Non è una questione d’età, di “così di faceva al mio tempo”. E’ proprio amore.<br />
Dopo, a tutte le altre interpretazioni concedo una possibilità: ma spesso quella nuova, o più recente, non sostituisce la vecchia. La prima impressione ha a che fare con l’affetto e la folgorazione, e — talvolta — con la gratitudine verso chi ti ha fatto conoscere qualche musica, per la prima volta, in un modo che mai più si rinnoverà e mai sarà scambiabile con un altra versione/idea della stessa opera.</p>
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