Moresco e la tenia della Callas

9 febbraio 2010 § 1 commento

Antonio Moresco è uno degli scrittori più interessanti del panorama italiano degli ultimi decenni. La sua non è una scrittura per amanti delle belle lettere, della frase flautata, della trama suadente. È letteratura come schiaffo che risveglia e disturba, che fissa gli occhi dove spesso evitiamo di guardare; non, o almeno non solo nel senso della denuncia, ma della rimozione inconscia. Quel tipo di letteratura che non si legge per sognare ma che della visionarietà fa un mezzo per risvegliare l’attenzione sul nostro modo di essere al mondo.

Ovvio che non si tratti di una letteratura dalla vita editoriale facile, e per chi volesse farsene un’idea il suo recente Lettere a nessuno, pubblicato da Einaudi nel 2008, può essere una lettura illuminante – a tratti esilarante, più spesso drammatica e sconfortante. Ma il suo libro maggiore, fortissimo e per certi versi sconvolgente, è Canti del caos (parte I, IIIII), pubblicato da Mondadori l’anno successivo.

È in questo quadro che vorrei segnalare un bellissimo racconto – o forse più esattamente pièce teatrale – intitolato Duetto, compreso nel volume Merda e luce (Effigie, 2007). Mette in scena un dialogo immaginario tra Maria Callas e la tenia, il verme solitario che, secondo una vecchia leggenda del mondo operistico, il soprano avrebbe volontariamente ingerito allo scopo di perdere peso.

Crescendo nelle sue viscere attraversate dallo sconvolgente fenomeno del canto – che proprio dalle viscere nasce per diffondersi nella siderale luce dello spettacolo e dell’arte – la tenia lentamente impara a cantare, tanto da diventare un contrappunto interno alla voce della grande artista che la ospita, e uno degli elementi che la rendono inimitabile e misteriosa per tutto il suo pubblico.

Duetto è una lettura che, lo ripeto, potrebbe anche disturbare, ma che sicuramente parla di qualcosa di molto profondo e importante per chiunque ami la musica e più in generale l’arte e la letteratura. È una lettura che porta alla mente la domanda fondamentale su dove nasce la voce di un artista. E lo fa in un modo che solo un grande scrittore potrebbe escogitare.

Il racconto può essere scaricato in formato pdf dal sito della rivista Il primo amore.

«Non ne potevo più di tutta quella massa di lardo che era cresciuta col tempo attorno alla mia voce. Che la mia voce dovesse uscire da quella botte di grasso in forma di donna. Volevo sbarazzarmi di quel fardello perché rimanesse solo la voce, la mia voce. Si sentisse e si vedesse solo quella mentre spalancavo sui palcoscenici dei più importanti teatri del mondo la mia grande ciabatta greca incendiata dal rossetto sotto gli occhi sfavillanti e bistrati, quasi fuori dalla testa nello sforzo e nell’ebbrezza del canto. Voi là al buio, nelle grandi sale di velluto e d’oro, come altre creature ammaliate e impietrite di fronte al canto inventato dell’usignolo su un ramo, negli anfratti della terra, dell’aria. Oh, io capisco, io lo so cosa prova il corpicino ricoperto di piume dell’usignolo che si espande attraverso il canto! Cosa può provare l’allodola in un campo di grano mentre lancia il suo richiamo sessuale!»

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§ One Response to Moresco e la tenia della Callas

  • Buongiorno, è in corso in questi giorni presso il Metateatro a Roma Trastevere uno spettacolo adattato dal Duetto di Moresco, vi invitiamo a partecipare!

    7–17 marzo 2013 h 21
    domenica h 18

    Atelier Meta-teatro
    via Natale del Grande 21
    info 340 8578140/ 335 6112488
    metatatro.blogspot.com

    DUETTO
    (HO CHIUSO GLI OCCHIHO MANGIATO)

    di Antonio Moresco
    Adattamento e regia: Chiara Condrò , Elisa Turco Liveri
    Con: Chiara Condrò, Elisa Turco Liveri
    Installazioni video: Salvatore Insana
    Disegno luci: Giovanna Bellini
    Fonica: Gnagnotech Studio (Marco DeTommasi)
    Costumi:Daniele Ferranti

    Spettacolo Finalista al Premio DANTE CAPPELLETTI 2012

    Duetto inscena il dialogo immaginario tra Maria Callas e la leggendaria tenia che il soprano avrebbe ingerito al fine di dimagrire. Crescendo nelle sue viscere il verme impara a cantare, diventa un contrappunto, una sfumatura nera che rende la sua voce inimitabile.
    Corpo a corpo di voce e nervi, in profondità, tra le viscere della donna, lotta tra luce e ombra, tra l’armonia e la sua virale contropartita, tra regola ed evasione.
    È la parte nascosta, quella maledetta, a creare l’effetto dirompente, fino a raggiunta simbiosi. La voce e il suo doppio si nutrono di un’intensità tutta interiore, un canto dentro l’altro fatto di strappi violenti e abbandoni estremi. A poco a poco non si può più far a meno del proprio carnefice. Desideri che chi ti divori completi la sua opera.
    Il duello non è solo vocale, ma si estende anche al rapporto patologico della Callas con il canone estetico dominante: il dissidio tra l’immagine di se stessa e l’idea di perfezione che la mondanità richiede è l’eterna condanna a cui tutte le donne sono sottoposte. Nelle stanze d’albergo, tra spartiti e prove notturne, tra il profumo dei fiori degli ammiratori, la Callas dialoga con il suo doppio, fino a torturarsi.
    Ma cosa importa la bella voce quando c’è la Voce?

    Chiara Condrò ed Elisa Turco Liveri iniziano nel 2011 la loro collaborazione. Realizzano: “Elsa”, tratto dall’opera di Elsa Morante, presentato a “Scena Sensibile” 2011, Teatro Argot. Nel 2012 con “Quod Supererat”, tratto da “Le due zittelle” di T. Landolfi, vincono il Premio Crash Test – collisioni di teatro contemporaneo, nella giuria Andrea Pocosgnich, Vitaliano Trevisan.

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