Perché Fierrabras è fermo

17 agosto 2010

Sono ormai pas­sati più di cin­que mesi dall’ultimo post: una vignetta. Diversi amici, incon­tran­domi, mi hanno doman­dato per­ché Fier­ra­bras fosse fermo. La rispo­sta, quasi sem­pre vaga, in genere ver­teva sul poco tempo e le tante cose da fare. Ma forse il motivo era anche un altro, e vale la pena di accen­narne qui. Il fatto è che la forma del blog mi sem­bra essere arri­vata a un punto di svolta. Per molti anni, e per molti autori, ha rap­pre­sen­tato un modo per scri­vere in grande libertà, senza dover ren­dere conto a diret­tori, capo­re­dat­tori o castranti comi­tati. Un modo per con­di­vi­dere alcuni pen­sieri, più o meno impor­tanti, spesso sle­gati e indi­pen­denti tra loro. Un modo, soprat­tutto, per con­ti­nuare a scri­vere pur avendo le gior­nate prin­ci­pal­mente occu­pate da altre atti­vità, a volte anche pesanti. Di que­sta spe­cie di siti ‘per­so­nali’ è stata ed è piena la rete (anche se per molti versi sono stati ormai da un paio d’anni sop­pian­tati dai social net­works). Grandi blog, utili e seguiti hanno ade­rito a que­sta libe­ris­sima for­mula; molti di loro hanno di recente ral­len­tato il ritmo dell’aggiornamento, e spesso si sono fer­mati. O si sono trasformati.

Un altro genere di blog, molto dif­fuso, è quello a tema. L’autore o gli autori scri­vono quando vogliono o quando pos­sono, ma lo fanno su un solo tema, più o meno ristretto: che si tratti della musica o dei tre­nini elet­trici. A que­sta cate­go­ria appar­ten­gono molti dei più impor­tanti e utili siti della rete: sono tanto più impor­tanti quanto più i loro autori rie­scono a man­te­nere con­ti­nuità e soli­dità d’indirizzo. In que­sto modo, col tempo, diven­tano dei rile­vanti reper­tori o siti di con­sul­ta­zione: disco­gra­fie, biblio­gra­fie, recen­sioni, rac­colte di imma­gini e infor­ma­zioni, ecc.

Gran parte dei blog stava e sta ancora nel mezzo. Non diari pub­blici e nep­pure siti di rife­ri­mento e con­sul­ta­zione. L’autore (o gli autori) hanno una pas­sione, uno spic­cato e col­ti­vato inte­resse per un tema, e ne scri­vono quando pos­sono, spesso aggiun­gen­dovi altro mate­riale, pro­ve­niente dal altri ambiti di inte­resse. Anche in que­sto caso la lista di impor­tanti e fre­quen­tati siti della rete che seguono tale modello potrebbe essere lungo. Se la per­so­na­lità è molto pre­sti­giosa si seguono con rego­la­rità, se lo è meno ogni tanto si dà un’occhiata e più spesso ci si arriva per caso o attra­verso i motori di ricerca. Credo che Fier­ra­bras appar­tenga a que­sta cate­go­ria, e lavo­rarci me ne ha fatto capire i limiti, che poi ho ritro­vato quasi ovun­que nell’immensa quan­tità di infor­ma­zioni che tran­sita o per­mane su internet.

La parola che meglio sin­te­tizza que­sti limiti è disper­sione. Mille infor­ma­zioni, molte ore di lavoro che non si ricom­pon­gono in un dise­gno; si dice che il dise­gno dovrebbe ricom­porlo il let­tore, attra­verso il libero gioco com­bi­na­to­rio della sua navi­ga­zione. Eppure quella man­canza di bari­cen­tro che molti di que­sti siti dimo­strano, si river­bera nella let­tura: anche la ricerca sulla rete ruota spesso intorno a un bari­cen­tro man­cante, e di disperde in mille rivoli e dettagli.

Per non par­lare poi della vanità. La schiac­ciante quan­tità di par­lot­tìo com­men­ta­to­rio che i blog, subito imi­tati dai perio­dici (che per la paura di rima­nere indie­tro non si fanno man­care mai nulla), hanno pro­dotto, spesso su argo­menti del tutto tra­scu­ra­bili o degni magari di due chiac­chiere al bar, è abba­stanza impres­sio­nante. E così, se per diversi anni leg­gere Alex Ross, Plia­ble, San­dow e molti altri autori di impor­tanti blog (ognuno ci può met­tere i suoi) è stato un pia­cere per­ché por­tava la testa dall’altra parte del mondo e par­lava di cose poco fre­quen­tate, oggi si avverte una certa stanchezza.

Per fare un esem­pio molto cono­sciuto, il blog di Ross è stato molto inte­res­sante e attivo men­tre lui stava scri­vendo il suo bel libro: oltre che un intel­li­gente stru­mento di mar­ke­ting ‘pre­ven­tivo’ era il suo modo di riflet­tere sulle acqui­si­zioni quo­ti­diane, di con­di­vi­dere alcune sco­perte; e il tutto aveva un cen­tro di gra­vità, invi­si­bile ma pre­sente ed effi­cace. Ma da un paio d’anni – da quando il libro è uscito e quel bari­cen­tro manca – la let­tura è il più delle volte stan­cante. Non è un caso se pro­cede a strat­toni: si dirada per set­ti­mane, riprende con pic­coli, poco signi­fi­ca­tivi post, si ferma di nuovo.

Ross è molto intel­li­gente, e sicu­ra­mente uscirà da que­sta impasse. Quella del blog è una forma che per man­te­nere la sua vita­lità deve evol­vere. E così mi sem­bra che dovrebbe essere per Fier­ra­bras. Potrebbe trat­tarsi di una migliore messa a fuoco degli argo­menti, di una chiu­sura defi­ni­tiva, oppure sem­pli­ce­mente di una fer­mata prov­vi­so­ria. In ogni caso di una nuova, con­si­stente pausa di riflessione.

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