Internazionale

internazionaleQual è stato il canto su cui si è com­bat­tuta la rivo­lu­zione d’Ottobre? Se a qual­cuno venisse subito in mente L’Internazionale, potrebbe non essere del tutto nel giu­sto. Se ne parla in un capi­tolo inti­to­lato “Parole e imma­gini” di un libretto molto inte­res­sante e ben scritto di Mar­cello Flo­res (1917. La Rivo­lu­zione, Einaudi 2007):

Un’altra bat­ta­glia impor­tante che si svolge sui sim­boli è quella per la can­zone della rivo­lu­zione. Sono la Mar­si­glieseL’Internazionale a con­ten­dersi l’identità dei par­te­ci­panti alle mani­fe­sta­zioni di piazza e alle dimo­stra­zioni pub­bli­che, dove le can­zoni costi­tui­scono un momento di mobi­li­ta­zione e, al tempo stesso, di emo­ti­vità col­let­tiva. La Mar­si­gliese pre­vale a feb­braio anche se in nume­rose occa­sioni sarà una sua ver­sione par­ti­co­lare – la Mar­si­gliese ope­raia – a essere into­nata dalle masse riunite.

La Mar­si­gliese ope­raia, ci informa una nota del libro, into­nava sulla musica dell’inno rivo­lu­zio­na­rio fran­cese (del 1796) un testo scritto nel 1875 da Pëtr Lavrov, uno dei lea­der del popu­li­smo. Si tratta di parole altret­tanto san­gui­gne dell’originale (anche se il testo della Mar­si­gliese, così come tutt’ora si canta nelle ceri­mo­nie uffi­ciali, e per­sino più vio­lento e feroce): “Riget­tiamo il vec­chio mondo | Scuo­tia­moci dai piedi la sua cenere! | Non ci serve il vitello d’oro | L’odiato palazzo dello zar!” e così via, con il ritor­nello “Alzati, levati, popolo ope­raio! | Uomo affa­mato, vai con­tro il nemico! | Che rie­cheggi l’appello alla ven­detta popo­lare! | Avanti! Avanti! Avanti! ecc.”

Insomma, sono tre le can­zoni della rivo­lu­zione del ’17, e le diverse fazioni se le con­ten­dono o rin­fac­ciano a vicenda. Per i socia­li­sti radi­cali la Mar­si­gliese era la musica della rivo­lu­zione bor­ghese, e dun­que le con­trap­po­ne­vano L’Internazionale, ma nei moti di feb­braio è la ver­sione russa dell’inno fran­cese a pre­va­lere. Solo in seguito, e tra alterne vicende, L’Internazionale comin­cerà ad avere la meglio, fino a che, nell’Ottobre, il Soviet non ne fa il pro­prio inno uffi­ciale. Subito i bol­sce­vi­chi se ne appro­priano (si tenga conto che il suo valore sim­bo­lico era tutto par­ti­co­lare, in quanto inno ope­raio) e obbli­gano a can­tarlo ovun­que. E allora i socia­li­sti radi­cali gli con­trap­pon­gono la Mar­si­gliese ope­raia, e que­sto bal­letto con­ti­nuerà a lungo. Inci­den­tal­mente, si tenga conto del fatto che il testo dell’Inter­na­zio­nale era stato scritto da Eugéne Pot­tier nel 1871 per cele­brare la Comune di Parigi, e che fino a che, nel 1888, Pierre Degey­ter non scri­verà la musica che tutti cono­sciamo, i versi erano can­tati sulla musica della Mar­si­gliese. L’Internazionale (natu­ral­mente nella sua tra­du­zione russa) resterà l’inno nazio­nale dell’Unione Sovie­tica fino al 1941, quando fu sosti­tuita e finì per essere adot­tata come inno del PCUS.

Nel 1917 il mec­ca­ni­smo fu lo stesso che si veri­ficò per la ban­diera rossa: l’appropriazione dei sim­boli, da parte di una o dell’altra delle fazioni rivo­lu­zio­na­rie, acqui­siva un’importanza stra­te­gica. Nes­suno voleva rinun­ciare a un motivo par­ti­co­lar­mente felice e signi­fi­ca­tivo, anche se pro­prio le alterne vicende dimo­strano che, in realtà, esso non appar­te­neva a nes­suno. Era una gara ad acca­par­rarsi un fram­mento di emo­ti­vità, dispu­tata con il mas­simo pos­si­bile della freddezza.

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