Montaigne

Qualche parola sul progetto

17 ottobre 2007

retifTempo fa ho letto che lo scrit­tore liber­tino Rétif de la Bre­tonne aveva l’abitudine di inci­dere sui muri di pie­tra e gli into­naci dell’Île Saint-Louis, durante le sue pas­seg­giate quo­ti­diane, delle brevi rifles­sioni o cita­zioni. Cam­mi­nando, il ritro­varle lo aiu­tava a ricor­dare, e così facendo rese i muri di Parigi un’appendice di sé, in un son­tuoso dia­rio per­so­nale. “Inscri­p­cions”, le chia­mava, con la sua pecu­liare orto­gra­fia. La cosa natu­ral­mente non pas­sava inosservata, e lo scrit­tore, se sor­preso all’opera, veniva spesso deriso o ber­sa­gliato con le pie­tre. Il tempo recava inol­tre i suoi oltraggi, affievolendo la visi­bi­lità dei suoi appunti. Fu così che dal 1779 comin­ciò a tra­scri­vere le sue inci­sioni su un tac­cuino, che si tra­sformò sei anni dopo in un più tra­di­zio­nale dia­rio quotidiano. D’altro canto, è noto come anche Moin­ta­gne riem­pisse il sof­fitto del suo stu­dio di frasi e pas­saggi tratti dalle sue letture.

Che cosa c’entra tutto que­sto con Fier­ra­bras? Poco o nulla, forse, ma già mostra una delle moda­lità con cui vor­rei che si svi­lup­passe: la libertà e rap­so­di­cità delle anno­ta­zioni. Non cer­ta­mente un dia­rio per­so­nale, ma un luogo in cui accu­mu­lare libe­ra­mente rifles­sioni, anno­ta­zioni e segna­la­zioni sull’attualità e sul mondo delle arti e delle let­tere. Con meno auto­re­fe­ren­zia­lità pos­si­bile, e con la voglia di con­di­vi­dere le espe­rienze migliori. Non recen­sioni dun­que, per­ché manca l’autorità del cri­tico; osser­va­zioni e segna­la­zioni piut­to­sto, per­ché possa magari capi­tare che qual­cuno si incu­rio­si­sca, e provi a con­di­vi­dere l’esperienza. Per il resto, si vedrà. Meno parole pro­gram­ma­ti­che si scri­vono, meglio è. Spesso un pro­getto si chia­ri­sce realizzandolo.

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