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Ross

Il nuovo blog di Alex Ross

20 ottobre 2009

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Chi lo ha seguito nel corso degli ultimi due anni pro­ba­bil­mente si era già accorto che qual­cosa stava suc­ce­dendo. The Rest is Noise, il blog di Alex Ross, è una delle più impor­tanti ini­zia­tive per­so­nali offerte dalla rete nel campo della cri­tica musi­cale. Avviato se non ricordo male nel 2003, per almeno 4 anni ha rap­pre­sen­tato una fonte sem­pre inte­res­san­tis­sima di infor­ma­zioni, rifles­sioni e recen­sioni dal mondo della musica clas­sica (ma con parec­chie ‘digres­sioni’ in altri ter­ri­tori musi­cali e cul­tu­rali). Nel frat­tempo il suo libro pren­deva forma e così, accanto alle bel­lis­sime ‘clas­si­fi­che’ dei dischi più rile­vanti, accanto ai tanti appro­fon­di­menti, alle sem­pre un po’ malin­co­ni­che foto di pae­sag­gio, com­pa­ri­vano di volta in volta bel­lis­simi stralci storico-musicologici dedi­cati a Strauss, a Mahler o a Nun­car­row. Poi, men­tre l’uscita del libro si avvi­ci­nava, i post hanno comin­ciato a rare­farsi. Era evi­dente che il cosid­detto ‘day­time work’, il lavoro che ci aiuta a cam­pare, stava sof­fo­cando quello sul blog; per periodi di intere set­ti­mane sono com­parse solo le recen­sioni e gli arti­coli che Ross scri­veva per il “New Yor­ker”, ogni tanto lasciava addi­rit­tura la mano a un amico e col­lega, per tenere in vita il sito in sua assenza. Dopo l’uscita del libro le cose peg­gio­ra­rono addi­rit­tura: il suc­cesso ha por­tato con sé le pre­sen­ta­zioni, le tra­du­zioni, le revi­sioni, i premi e via dicendo. Insomma, tutto lasciava pre­sa­gire che Ross avrebbe mol­lato la rete, l’amica che l’aveva aiu­tato a cre­scere in que­sti anni.

La sor­presa è arri­vata con un post del 14 otto­bre. “The Rest is Noise” fa come l’Araba fenice, e si ince­ne­ri­sce per rina­scere: ecco dun­que Unquiet Thoughts, Pen­sieri inquieti – è il titolo del bel­lis­simo primo Song del primo libro di arie e canti pub­bli­cato da John Dow­land (First Book of Songs and Ayres, 1597), in cui Dow­land decide di non tacere, e anzi di “tell the pas­sions of desire / Which turns mine eyes to flood, mine thoughts to fire”, espri­mere le pas­sioni del desi­de­rio che tra­mu­tano gli occhi in dilu­vio e i pen­sieri in fuoco.

È un salto in avanti o un passo indietro?

Ma oltre a segna­lare il nuovo e senz’altro inte­res­sante blog di Ross, vale forse la pena di notare alcune cose. “Unquiet Thoughts” è uno dei molti blog ospi­tati dal sito del “New Yor­ker”, cioè di uno dei migliori perio­dici let­te­rari ame­ri­cani. Una colonna della cul­tura ame­ri­cana, ma una colonna fatta di carta, con tutto quello che ne con­se­gue. Il sito del “New Yor­ker” riflette le dif­fi­coltà e le spe­ranze di tutti i siti dei perio­dici car­ta­cei di alto livello: non rac­col­gono pub­bli­cità (o ne rac­col­gono poca), rap­pre­sen­tano un costo spesso pode­roso, ma sem­pli­ce­mente non pos­sono non esi­stere. Fino a un paio d’anni fa il sito del “TLS”, il più ari­sto­cra­tico tra i grandi perio­dici let­te­rari, era quasi una pagina fissa; se volevi ti abbo­navi (per posta) e loro oltre a man­darti il gior­nale imbu­stato nel nylon ti davano l’accesso a una cosid­detta ‘ver­sione elet­tro­nica’, in realtà un pesante file pdf dell’impaginato pre­stampa; ora il sito del “TLS è stato rias­sor­bito nel grande cal­de­rone del sito del “Times” (nella rubrica ‘enter­tain­ment’!), arric­chito e demo­cra­tiz­zato nell’offerta gra­tuita (Mur­doch per­met­tendo), ma sem­pre con un forte rife­ri­mento alla carta stam­pata. Con­ti­nua la lettura →

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Riemer­gendo fati­co­sa­mente da un periodo di lavoro molto intenso (è un modo per giu­sti­fi­care il lungo silen­zio di Fier­ra­bras), trovo que­sto arti­colo di Pierre Assou­line nel suo blog “La Répu­bli­que des Livres” (sul sito di “Le Monde”), e lo segnalo per una curiosa coincidenza.

Final­mente un grande libro

Come mi capitò di scri­vere in un post della fine del 2007, una delle let­ture musi­cali più appas­sio­nanti del 2008 (pro­ba­bil­mente il miglior testo sulla musica da molti anni a que­sta parte) è stato il libro dedi­cato al Nove­cento musi­cale da Alex Ross, il bra­vis­simo cri­tico del “New Yor­ker” il cui blog da sem­pre figura nella lista dei siti pre­fe­riti di Fier­ra­bras (anche se da quando è uscito il libro si è come pro­sciu­gato: destino di tanti bel­lis­simi blog negli ultimi tempi: prima o poi con­verrà parlarne).

The Rest is Noise, il libro di Ross, è una splen­dida sin­tesi delle tante e diverse linee di svi­luppo del Nove­cento musi­cale; Ross è un pro­fondo cono­sci­tore della musica ame­ri­cana, eppure curio­sa­mente si tratta di un libro pro­fon­da­mente euro­peo. Euro­peo per­ché è basato sui valori, le curio­sità, il modo di ragio­nare e di guar­dare al bello e al brutto che costi­tui­sce la forza (e forse per certi aspetti anche il limite) della cul­tura euro­pea. Dicono che New York sia la città più euro­pea degli Stati Uniti, e allora biso­gne­rebbe dire che è un libro pro­fon­da­mente newyorkese.

Se mi chie­des­sero che cosa con­tiene di rivo­lu­zio­na­rio The Rest is Noise, non saprei rispon­dere su due piedi alla domanda. Basta sfo­gliarlo per capire che non si tratta di un libro che vuole cam­biare le idee di alcuno: non c’è, per dire, lo spi­rito bat­ta­gliero della History of Western Music di Taru­skin (per citare un’altra opera impor­tante degli ultimi anni). Gli equi­li­bri, gli spazi, le parole su ogni aspetto del mondo musi­cale sono gli stessi che pre­su­mi­bil­mente gli desti­ne­rebbe un buon pro­fes­sore di un nostro con­ser­va­to­rio. Strauss, Mahler, Schoen­berg, Stra­vin­sky, e via via come di con­sueto (come è giu­sto direi), il jazz, fino al mini­ma­li­smo e al post­mi­ni­ma­li­smo. Ognuno poi ha le sue pic­cole fis­sa­zioni: chi ha seguito il suo blog sa che Ross adora Sibe­lius, e natu­ral­mente le venti pagine del capi­tolo “Appa­ri­tion from the Wood” (sot­to­ti­tolo quasi com­pas­sio­ne­vole “The Lone­li­ness of Jean Sibe­lius”) sono un con­cen­trato di amore e com­pe­tenza; d’altro canto, per chi scrive, le quat­tro stri­min­zite pagine dedi­cate a Bern­stein sem­brano piut­to­sto pochine; tra l’altro ben scritte, ma non certo esau­rienti. Ma si sa: ognuno ha le sue passioni.

Forse dovendo spie­gare per­ché quello di Ross è un grande libro met­te­rei al primo posto tre ele­menti: il lin­guag­gio, il taglio con cui la mate­ria è pre­sen­tata, lo spi­rito didat­tico. Ross scrive con una fer­mezza e un equi­li­brio nel giu­di­care, con una com­pe­tenza tec­nica e un rispetto per le diverse cor­renti este­ti­che che non è merce comu­nis­sima tra le sto­rie della musica non sco­la­sti­che. Ma accanto all’aspetto tec­nico, ciò che col­pi­sce è la sua voglia di descri­vere i per­so­naggi, le atmo­sfere, gli incon­tri straor­di­nari che chiun­que deci­desse di per­corre le strade del Nove­cento musi­cale farebbe. Un gusto che non rifiuta l’aneddotica senza ren­derla boz­zetto o peg­gio ancora pet­te­go­lezzo. Con­ti­nua la lettura →

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libriQuali sono stati i libri di argo­mento musi­cale più impor­tanti del 2007? I gior­nali di tutto il mondo non lasciano molti dubbi, e met­tono al primo posto, con una ras­se­gna stampa impo­nente, The Rest is Noise, di Alex Ross. Uscito lo scorso otto­bre negli Stati Uniti per Far­rar, Straus and Giroux, il libro, che riporta il sot­to­ti­tolo Liste­ning to the Twen­tieth Cen­tury, è una bel­lis­sima sto­ria della musica del Nove­cento con­dotta con taglio nar­ra­tivo, piglio sicuro e grande capa­cità affa­bu­la­to­ria da un gio­vane cri­tico new­yor­kese, che negli ultimi dieci anni si è segna­lato come uno dei più sen­si­bili cro­ni­sti e inten­di­tori del rap­porto tra musica e lin­guaggi con­tem­po­ra­nei. Ross scrive sul New Yor­ker, una delle migliori rivi­ste dell’intelligentsija ame­ri­cana, ma è anche più cono­sciuto, al di là di ogni con­fine geo­gra­fico, per il suo influente blog che porta lo stesso titolo del libro. Lì ha comin­ciato, da ormai mol­tis­simi mesi, ad annun­ciare il suo volume; da lì ha dif­fuso le sue recen­sioni, segna­la­zioni e ana­lisi in tutto il mondo. Circa 600 pagine, sud­di­vise in tre parti per quin­dici capi­toli com­ples­sivi, su que­sto libro, che in ita­liano sarà pub­bli­cato da Bom­piani, tor­ne­remo pre­sto. Basti dire che, anche senza pre­stare acri­ti­ca­mente fede alle tante recen­sioni enco­mia­sti­che che ha rice­vuto, si carat­te­rizza fin dalla prima, rap­so­dica let­tura per la forza con cui tira le fila di un secolo di musica e lo immerge in una visione sto­rica fatta di equi­li­brate sicu­rezze.
Accanto al libro di Ross, fra i più segna­lati da tutti i gior­nali c’è il nuovo stu­dio di Oli­ver Sacks, dedi­cato al rap­porto tra musica e cer­vello umano: Musi­co­phi­lia: Tales of Music and the Brain, pub­bli­cato da Knopf, imprint del gigante Ran­dom Hause. Un altro bel­lis­simo libro, di argo­mento molto vicino, è quello di Daniel Livi­tin: This is Your Brain in Music: Under­stan­ding a Human Obses­sion, pub­bli­cato da Atlan­tic. Que­sti ultimi due testi sem­bre­reb­bero far pen­sare a un ritorno di inte­resse su un tema da molti anni tra­scu­rato dalla musi­co­lo­gia, e cioè quello della fisio­lo­gia e della neu­ro­lo­gia dell’ascolto. Ma il fatto che ven­gano pub­bli­cati da edi­tori non spe­cia­liz­zati in musica, e siano stati recen­siti da gior­nali gene­ral­mente disat­tenti alla mate­ria dispone ad altre rifles­sioni.
Si tratta dav­vero dei tre libri più impor­tanti dell’anno? Molto pro­ba­bil­mente no, se li si ana­lizza da un punto di vista stret­ta­mente musi­co­lo­gico. Ma ciò che più preme far notare è che si tratta di tre libri che hanno la forza di ripor­tare la musica al cen­tro del dibat­tito sto­rico e scien­ti­fico, facen­dola uscire dalla nic­chia dei musi­co­fili e dei musi­co­logi. E non è poco, se si pensa agli effetti che que­sto spesso superbo iso­la­mento sta cau­sando alla più ardua e neces­sa­ria tra le espres­sioni della crea­ti­vità umana. Tor­ne­remo al più pre­sto su ognuno di essi.

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