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Upshaw

goreckiÈ da poco apparso in DVD un film di Tony Pal­mer del 1993, dedi­cato alla famosa, ado­rata e disprez­zata insieme Terza sin­fo­nia di Hen­ryk Górecki, Sym­fo­nia pie­sni zalo­snych, o “dei canti dolo­rosi”. Per sapere qual­cosa di più su que­sta sin­fo­nia e sull’immenso suc­cesso che portò al suo eccen­trico autore, con­si­glio un breve arti­colo di Nor­man Lebre­cht di poco più di un anno fa. Oggi, con la distanza cri­tica che i quin­dici anni pas­sati da quell’incredibile exploit con­sen­tono, forse si pos­sono trac­ciare delle linee che riman­dano que­sto brano alla crisi delle avan­guar­die, e alla nascita nell’Europa dell’Est di mol­tis­sime inte­res­santi ricer­che libere da qual­siasi vin­colo estetico-politico. Non biso­gna dimen­ti­care che si tratta di un brano scritto a metà degli anni Set­tanta, nella Polo­nia di Jaru­zel­ski, da un com­po­si­tore inviso al regime, a cui veniva impe­dita qual­siasi par­te­ci­pa­zione agli eventi musi­cali, qual­siasi pos­si­bi­lità di ascol­tare le pro­prie com­po­si­zioni più vaste. La sin­fo­nia è insieme gran­dis­sima ed ele­men­tare, arcaica e post-moderna: può irri­tare la sua voluta sem­pli­cità strut­tu­rale e poe­tica, ma è vera­mente dif­fi­cile non lasciarsi commuovere.

palmerE che dire del film di Pal­mer? Tony Pal­mer ha comin­ciato a girare film sulla musica prima che io nascessi, lavo­rato con gran­dis­simi regi­sti e fatto cose molto impor­tanti. Come pren­dere allora un film di cin­quanta minuti (la durata della sin­fo­nia) che sovrap­pone imma­gini ter­ri­bili di fame, mise­ria, dispe­ra­zione e atroce vio­lenza a quelle della Lon­don Sin­fo­nietta diretta da Zin­man con la splen­dida Dawn Upshaw, e a fram­menti di inter­vi­sta con il sor­nione com­po­si­tore? Io l’ho tro­vato dete­sta­bile come qual­siasi colpo sfer­rato sotto la cin­tura, ma è pra­ti­ca­mente impos­si­bile non rima­nerne in qual­che modo scon­volti. Ho letto che nel 1993, alla prima pro­ie­zione del canale tele­vi­sivo Chan­nel Four (che lo aveva com­mis­sio­nato), fu defi­nito da un diri­gente “rub­bish”; ma poi fu tra­smesso al South Bank Show tra la com­mo­zione e le accla­ma­zioni del pub­blico. D’altro canto il gioco è ter­ri­bil­mente facile, e se un mae­stro navi­gato come Pal­mer l’ha voluto met­tere comun­que in atto, è forse per­ché ha capito che si trat­tava dello stesso colpo sotto la cin­tura che la musica di Gorecki sfer­rava. Andare dritto alla radice del dolore e della com­pas­sione, evi­tando qual­siasi media­zione o bar­riera difen­siva eretta dalla cul­tura. Dete­sta­bile e incre­di­bil­mente com­mo­vente come può esserlo la musica, dun­que; ma comun­que non indifferente.

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