Le parole di Barenboim e gli alberi di Abbado

5 gennaio 2009

ulivo4

Venerdì 2 gen­naio, a pagina 5 della «Repub­blica» è apparso un breve arti­colo in cui Daniel Baren­boim com­menta la dram­ma­tica situa­zione della stri­scia di Gaza; non l’ho tro­vato sul sito del gior­nale, e così lo rico­pio io stesso. È un inter­vento sem­plice e diretto, che affronta a viso aperto la tre­menda dif­fi­coltà del con­flitto (un “con­flitto umano” lo chiama, con quella che mi sem­bra una bel­lis­sima espres­sione), indi­cando senza abban­do­narsi al luogo comune paci­fi­sta l’esigenza ine­vi­ta­bile di una ria­per­tura del dia­logo. Baren­boim è un musi­ci­sta, non un poli­to­logo, ma scrive e agi­sce dimo­strando la con­vin­zione che nulla di ciò che accade ci possa essere estra­neo, ben sapendo che la posi­zione pri­vi­le­giata offer­ta­gli dallo straor­di­na­rio livello arti­stico del suo lavoro può anche essere uti­liz­zata per inter­ve­nire nelle grandi emer­genze del momento. Ecco il testo:

Per il nuovo anno ho tre desi­deri. Il primo è che il governo israe­liano si renda conto, una volta per tutte, che il con­flitto in Medio Oriente non può essere risolto con mezzi mili­tari. Il secondo, è che Hamas si renda conto che non è suo inte­resse ser­virsi della vio­lenza e che Israele è qui per rima­nere. Il terzo è che il mondo rico­no­sca che que­sto è un con­flitto diverso da tutti gli altri con­flitti della sto­ria. È un con­flitto com­plesso e deli­cato come nes­sun altro; è un con­flitto umano tra due popoli, entrambi pro­fon­da­mente con­vinti del loro diritto di vivere sul mede­simo pic­colo lembo di terra. Ecco per­ché né la diplo­ma­zia né l’azione mili­tare pos­sono risol­verlo. Gli svi­luppi degli ultimi giorni mi pre­oc­cu­pano ter­ri­bil­mente per molte ragioni, sia di natura poli­tica che umana. Seb­bene sia di per sé evi­dente che Israele ha il diritto di difen­dersi, l’implacabile e bru­tale bom­bar­da­mento di Gaza da parte dell’esercito israe­liano ha fatto nascere nella mia mente alcuni gravi inter­ro­ga­tivi. Il primo è se il governo israe­liano abbia il diritto di rite­nere tutti i pale­sti­nesi col­pe­voli delle azioni di Hamas. Si può con­si­de­rare l’intera popo­la­zione di Gaza respon­sa­bile dei pec­cati di un’organizzazione ter­ro­ri­stica? E poi, se l’uccisione di civili è ine­vi­ta­bile, qual è lo scopo di que­sti bom­bar­da­menti? Se l’obiettivo delle ope­ra­zioni è quello di distrug­gere Hamas, allora la domanda più impor­tante da porsi è se si tratta di un obiet­tivo rag­giun­gi­bile. Se non lo è, l’intero attacco è non sol­tanto cru­dele, bar­baro e ripro­ve­vole, ma anche insen­sato. Se invece fosse dav­vero pos­si­bile distrug­gere Hamas attra­verso le ope­ra­zioni mili­tari, quale rea­zione Israele pre­vede che potrà veri­fi­carsi a Gaza una volta con­se­guito tale obiet­tivo? Un milione e mezzo di cit­ta­dini di Gaza non si ingi­noc­chie­ranno improv­vi­sa­mente di fronte alla potenza dell’esercito israe­liano. La recente sto­ria di Israele mi porta a rite­nere che se Hamas venisse distrutta, quasi cer­ta­mente il suo posto ver­rebbe preso da un’altra orga­niz­za­zione, un’organizzazione ancora più estre­mi­sta, vio­lenta e carica di odio nei con­fronti di Israele di quanto non sia oggi Hamas. Israele non può per­met­tersi una scon­fitta mili­tare per paura di scom­pa­rire dalla carta geo­gra­fica; tut­ta­via la sto­ria ha dimo­strato che tutte le vit­to­rie mili­tari hanno sem­pre lasciato Israele in una posi­zione poli­tica più debole a causa dell’affiorare di nuovi gruppi estre­mi­sti. Non sot­to­va­luto la dif­fi­coltà delle deci­sioni che il governo deve pren­dere ogni giorno, né l’importanza della sicurezza. Ciò nono­stante, resto dell’idea che l’unico piano di sicu­rezza a lungo ter­mine vera­mente attua­bile sia quello di con­qui­stare l’accettazione di tutti i nostri vicini. Mi auguro che il 2009 segni il recu­pero della famosa intel­li­genza da sem­pre attri­buita agli ebrei. Mi auguro che coloro che deten­gono le chiavi del potere ritro­vino la sag­gezza di Re Salo­mone e la impie­ghino per capire che pale­sti­nesi ed israe­liani hanno gli stessi diritti umani. La vio­lenza pale­sti­nese tor­menta gli israe­liani e non serve alla causa della Pale­stina; le ritor­sioni dell’esercito israe­liano sono inu­mane, immo­rali e non garan­ti­scono la sicu­rezza di Israele. Come ho già detto, i destini dei due popoli sono ine­stri­ca­bil­mente intrec­ciati, e li obbli­gano a vivere l’uno accanto all’altro. Essi devono deci­dere se vogliono che ciò sia una bene­di­zione o una condanna.

Una posi­zione del genere, nella quale l’artista dimo­stra di essere uma­na­mente radi­cato nella sto­ria del pre­sente, con com­pe­tenze e con­vin­zioni serie e fon­date e il desi­de­rio di discu­terle pub­bli­ca­mente, è un’eccezione. Gli arti­sti, anche quelli di ottimo livello intel­let­tuale, gene­ral­mente sfug­gono a qual­siasi discus­sione che li possa costrin­gere a pren­dere una posi­zione, anche quando pas­sano per “impegnati”.

Pochi giorni prima mi era capi­tato di leg­gere l’inter­vi­sta di Giu­sep­pina Manin a Clau­dio Abbado, pub­bli­cata sul «Cor­riere della Sera» del 30 dicem­bre. Certo, il con­te­sto è molto diverso; certo, il tono è volu­ta­mente più leg­gero; certo, si tratta di un’intervista e non di un arti­colo. Ma non è la prima volta che un musi­ci­sta come Abbado, a cui la vita ha dato molte più pos­si­bi­lità di vedere, di incon­trare e di cono­scere che a gran parte di noi, esprime le sue opi­nioni sul pre­sente con que­sta distanza ari­sto­cra­tica. Per­so­nal­mente la dif­fe­renza mi ha fatto una certa impres­sione, ma ognuno fac­cia le sue valu­ta­zioni. È una que­stione di tono, di rap­porto con il mondo e con il pre­sente sto­rico. Una “que­stione umana” ver­rebbe da dire, para­fra­sando Barenboim.

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Carlo maggio 2, 2009 alle 11:39

Bravo, questa è una notizia: (qualcosa che io posso leggere qui se non ho comprato La Repubblica quel giorno). “Non l’ho trovato sul sito del giornale, e così lo ricopio io stesso”, questo è un punto di vista buono, mettere in evidenza qualcosa che altrimenti non troveresti.
Grazie!

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