Il tiro mancino del pianista

10 gennaio 2009

mano

Per un musi­ci­sta (e più in par­ti­co­lare per un pia­ni­sta) è un van­tag­gio essere man­cini? Si tratta di un tema vec­chis­simo, sul quale ogni inse­gnante ha la pro­pria teo­ria. Il man­cino, come ogni por­ta­tore di una qual­che diver­sità dalla mag­gio­ranza, ha sem­pre destato sospetti: in tutte le lin­gue che io cono­sca esi­stono voca­boli che met­tono in rela­zione ciò che è “sini­stro” con l’infido, il mali­gno (che non a caso zop­pica, e natu­ral­mente dal piede sini­stro). Ci sono inse­gnanti che con incre­di­bile per­se­ve­ranza e cru­deltà hanno costretto gli allievi man­cini a scri­vere con la destra; in campo musi­cale, esi­stono stru­menti a corda per man­cini (con le corde, e dun­que le rela­tive strut­ture di soste­gno, inver­tite), e ulti­ma­mente c’è anche chi costrui­sce pia­no­forti per man­cini, anche se la cosa può sem­brare total­mente folle.

Ma natu­ral­mente c’è anche l’altra ver­sione. E meno male. Il man­cino è por­ta­tore di una diver­sità che, come ogni diver­sità, può costi­tuire uno straor­di­na­rio van­tag­gio non solo per lui, ma per la società intera. D’altro canto non si tratta cer­ta­mente di una carat­te­ri­stica rara: si stima che il dieci per cento della popo­la­zione mon­diale sia man­cino. Ma tor­nando all’interrogativo ini­ziale, per un pia­ni­sta è un van­tag­gio oppure no? Un pic­colo aiuto può venirci da un curioso arti­colo di Pierre Ruhe pub­bli­cato dall’«Atlanta Journal-Constitution», il prin­ci­pale quo­ti­diano di Atlanta (rin­gra­zio Bart Col­lins per la segna­la­zione). Curioso per­ché non sem­bra essere stato susci­tato dalla com­parsa di un nuovo stu­dio o da una dichia­ra­zione di qual­che scien­ziato, ma pro­ba­bil­mente solo dal desi­de­rio di pre­sen­tare il diret­tore prin­ci­pale ospite della Atlanta Sym­phony Orche­stra, Donald Run­ni­cles, da un diverso punto di vista; ciò nono­stante l’articolo con­tiene molte infor­ma­zioni interessanti.

Come molti destri, la mia per­so­nale opi­nione, per esem­pio, si basava sul luogo comune che essendo la mano destra, tra­di­zio­nal­mente, quella dell’agilità, lo stu­dio del pia­no­forte potesse rive­larsi par­ti­co­lar­mente impe­gna­tivo per un man­cino; è pro­ba­bile che l’argomento com­porti (incon­scia­mente) un testo sot­to­trac­cia: la mano destra è quella dell’agilità per­ché la musica è stata com­po­sta da musi­ci­sti destri per inter­preti destri. La sor­presa sta invece nello sco­prire che non solo molti gran­dis­simi pia­ni­sti erano o sono man­cini (Vla­di­mir Horo­witz, Arthur Rubin­stein, Glenn Gould, Daniel Baren­boim, Radu Lupu, Leif Ove And­snes), ma anche mol­tis­simi grandi com­po­si­tori; la lista com­prende C.P.E. Bach, Bee­tho­ven, Schu­mann, Brahms, Rach­ma­ni­noff e Scria­bin. E allora, come la mettiamo?

Ma l’articolo si spinge oltre, e afferma che l’essere man­cino per un pia­ni­sta è un van­tag­gio, come spiega Rus­sel Young, diret­tore del dipar­ti­mento di opera e tea­tro musi­cale della Ken­ne­saw State University:

[Se sei man­cino] leggi la musica stam­pata sulla pagina dal basso verso l’alto. Una volta che hai com­preso la linea di basso, ne ricavi un’idea più solida della strut­tura armo­nica, dato che la mano destra il più delle volte è occu­pata dal libero anda­mento melodico.

Non poteva man­care l’opinione dello scien­ziato. Samuel Wang, docente di Neu­ro­scienze a Prin­ce­ton, e coau­tore di Il tuo cer­vello. Istru­zioni per l’uso e la manu­ten­zione (Mon­da­dori 2008) – il pazzo titolo dell’edizione ame­ri­cana era Wel­come to Your Brain: Why You Lose Your Car Keys But Never For­get How to Drive and Other Puzz­les of Eve­ry­day Life – ci spiega che la pre­va­lenza (addi­rit­tura!) dei man­cini tra i pia­ni­sti di mas­simo livello è un fatto scien­ti­fi­ca­mente pre­ve­di­bile, poi­ché suo­nare a quel livello “è estre­ma­mente impe­gna­tivo, e qual­siasi van­tag­gio, per quanto pic­colo, si mette subito in forte evi­denza”; e prosegue:

I pia­ni­sti devono coor­di­nare l’attività di entrambi gli emi­sferi del cer­vello, dal momento che cia­scuno di essi è respon­sa­bile per il movi­mento di una sepa­rata mano. [Nel campo del lin­guag­gio] un man­cino su sette coor­dina il lin­guag­gio attra­verso entrambi gli emi­sferi, men­tre tra i destri il rap­porto è di uno a venti. Que­sto com­porta il van­tag­gio di avere il dop­pio di “spa­zio dispo­ni­bile” cere­brale per gover­nare il lin­guag­gio, e può spie­gare la quan­tità di man­cini ver­bal­mente dotati – ven­gono in mente Clin­ton e Obama.

Lasciando da parte quest’ultima con­si­de­ra­zione (poco prima ci era stato spie­gato con fie­rezza che sei degli ultimi dodici pre­si­denti degli Stati Uniti erano man­cini), a seguire quest’articolo sem­bre­rebbe dun­que che la rispo­sta alla domanda di par­tenza sia affer­ma­tiva. Certo, mi pia­ce­rebbe sen­tire quanti mae­stri di pia­no­forte sono d’accordo, però l’argomento è inte­res­sante, per­ché al di là del van­tag­gio tec­nico, si allude a una diversa “sen­si­bi­lità” nei con­fronti del suono e della strut­tura della musica, cosa che si riflette nella scrit­tura e nell’interpretazione.

In ogni caso, l’articolo ci avverte che Run­ni­cles, quando dirige la Atlanta Sym­phony, rove­scia spe­cu­lar­mente la dispo­si­zione dell’orchestra: “per sen­tire i bassi nella mia mano domi­nante, in ana­lo­gia con quanto avviene al pianoforte”.

Foto in alto: Beach Hand, © di Wzr­dry

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