Variazioni sui Goldberg del futuro

5 luglio 2009

glass

Che regalo può sce­gliere l’avvocato Bru­satti Coro­nèo per il com­pleanno della gio­vane ed ele­gante moglie? Si era deciso per una col­lana d’oro con pen­da­glio a forma di far­falla, ma ora ha letto che può fare cafone. Poi, in stu­dio, ha tro­vato il Wall Street Jour­nal e gli è venuta un’idea fantastica.

C’è scritto che un signore di Har­ri­sburg, Penn­syl­va­nia, tale Mar­tin Mur­ray, un dilet­tante di vio­lino spo­sato da meno di due anni, per il set­tan­te­simo com­pleanno della moglie (!) si è rivolto a un’associazione non­pro­fit spe­cia­liz­zata nell’intermediazione tra com­mis­sio­nari e com­po­si­tori: Meet the Com­po­ser (MTC). Voleva una sonata per vio­lino e pia­no­forte di un quarto d’ora circa, ese­gui­bile da musi­ci­sti non pro­fes­sio­ni­sti di medio livello tec­nico. Sor­presa: l’associazione l’ha messo in con­tatto con il più famoso dei com­po­si­tori ame­ri­cani viventi, Phi­lip Glass, e quest’ultimo ha accet­tato la com­mis­sione. Ne è nato un party di cui tutti gli amici ancora par­lano a Har­ri­sburg e din­torni; al momento del regalo, lui prende il vio­lino, una pia­ni­sta si siede al pia­no­forte, e arriva il grande dono. L’articolo, fir­mato da una certa Corinna da Fonseca-Wollheim, si inti­tola degna­mente “Anche Bach ebbe biso­gno di Gold­berg”, rife­ren­dosi alle parole di un local­mente noto com­po­si­tore dell’Università dell’Arizona, Daniel Asia, che con appa­rente tran­quil­lità ricorda come anche il Signor Gold­berg (nome che negli Stati Uniti assume tutta una serie di con­no­ta­zioni) sia tut­tora ricor­dato per avere pagato a Bach una certa commissione.

A parte lo sva­rione sto­rico (non ci fu mai un Signor Gold­berg che com­mis­sionò una com­po­si­zione a Bach) l’articolo si dilunga con il giu­sto piglio da gior­nale eco­no­mico sulle dimen­sioni del feno­meno, e sugli aspetti finan­ziari (da quelle parti le com­mis­sioni le puoi sca­ri­care dalle tasse); vuoi com­prare un teschio di Hirst, sem­bra dirci la Fonseca-Wollheim? lascia stare! por­tati a casa un’opera di Adams, un quar­tetto di Cori­gliano (o una sona­tina di Mr. Asia). Si par­lerà di te nei secoli dei secoli.

Quando a scuola si stu­dia Giam­bat­ti­sta Vico, sem­bra che la sto­ria dei corsi e ricorsi sia roba inte­res­sante ma in qual­che modo chiusa nel recinto del pas­sato: il pro­gresso, a un certo punto che nor­mal­mente si col­loca alla fine del Diciot­te­simo Secolo, ha fatto la sua irru­zione nel grande circo della sto­ria e nulla è rima­sto come prima. Era dif­fi­cile imma­gi­nare i nuovi, colos­sali sce­nari del futuro di un’umanità lan­ciata in una corsa ver­ti­gi­nosa e senza ritorno; e soprat­tutto, per farlo non sem­brava utile guar­dare indie­tro. Il peri­colo era piut­to­sto l’autodistruzione, la guerra nucleare, gli inquie­tanti virus svi­lup­pati dagli scarti mali­gni del pro­gresso. Quante cose pare­vano decise per sempre!

Fra que­ste cose, si potrebbe forse anche met­tere il ruolo che l’arte rico­pre per la feli­cità dell’individuo. Per la sua for­ma­zione, per il dia­logo con­ti­nuo e neces­sa­rio con la sua coscienza, con i suoi istinti e i suoi ideali, con le sue pul­sioni. Non era solo sto­ria recente: era una strada che risa­liva alla tra­ge­dia greca (e che nasceva chissà dove), e che fra mille ver­ti­gi­nosi tor­nanti era arri­vata al rock, alle tante forme di rifles­sione este­tica della con­tem­po­ra­neità. Neces­sa­rie, tutte. Quanto e per la vita stessa.

Bene, per molti non sem­bra essere più così. So bene che l’economia dell’arte – e in spe­cial modo quella della musica – è un sistema com­plesso, in con­ti­nua discus­sione e tra­sfor­ma­zione. So bene che l’idea dell’artista finan­ziato dalla col­let­ti­vità, se in certi paesi non ha mai attec­chito, in altri (come in parte il nostro) ha pro­vo­cato qual­che disa­stro. Ma so anche che se chi vive per riflet­tere su tutto ciò, come Phi­lip Glass, può fare un’affermazione come que­sta, tante cose stanno cambiando:

Oggi ci sono più soldi per i gio­vani com­po­si­tori di quando io ho comin­ciato. È estre­ma­mente impor­tante, per i com­po­si­tori, otte­nere com­mis­sioni; e non solo per i soldi – sapere che qual­cuno vuole la loro musica è più impor­tante. Non che molti di noi pos­sano man­te­nersi con le com­mis­sioni. Io ricavo la metà dei miei pro­venti suo­nando il pia­no­forte. L’importante, riguardo alle com­mis­sioni, è di entrare in un ciclo di domanda e offerta.

Un ciclo di domanda e offerta. Anni fa cose come que­ste le dice­vano i neo­ro­man­tici con l’aria di spa­rarla grossa, e sape­vano di sol­le­vare un pol­ve­rone, in gran parte bene­fico. Il pro­blema è che oggi non c’è più ombra di pole­mica. Men­tre il mondo eco­no­mico vede con ango­scia i fal­li­menti e le con­ti­nue tur­ba­tive dei cicli di domanda e offerta, il mondo della musica vi allude con spe­ranza. Io natu­ral­mente non ho ricette per risol­vere gli anti­chis­simi pro­blemi dell’economia della musica viva, e mi rendo conto che la com­mis­sione pri­vata, spe­cial­mente negli Stati Uniti, rive­ste ancora un ruolo impor­tante. Quello che so di certo, tut­ta­via, è che que­sto modo di pen­sare e di guar­dare al futuro mi ripu­gna pro­fon­da­mente. Ma forse mi sbaglio.

Quello nella foto è, natu­ral­mente, Phi­lip Glass. Ancora una volta si è rive­lato pres­so­ché impos­si­bile, nono­stante il ricorso al suo sito per­so­nale, cono­scere l’identità del fotografo

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