Notizie dal pazzo mondo della musica

15 luglio 2009

Mentre alcuni nuovi pezzi di Fier­re­bras non vogliono pro­prio scri­versi da soli, ci sono mille noti­zie dal mondo della musica che mi pia­ce­rebbe con­di­vi­dere. Noti­zie che riflet­tono quanto esso sia com­plesso, arti­co­lato e un poco pazzo. Eccone tre di ieri.

La prima è una bella inchie­sta del New Music Box, il sito inter­net dell’Ame­ri­can Music Cen­ter, dedi­cata alla buona salute di cui godono – in un mer­cato disco­gra­fico scon­volto dalla crisi eco­no­mica e di idee – le eti­chette indi­pen­denti spe­cia­liz­zate nella pro­du­zione e distri­bu­zione di musica con­tem­po­ra­nea. Il loro modello di busi­ness non è certo quello delle major (i com­po­si­tori o gli spon­sor nor­mal­mente pagano la pro­du­zione del disco) ma il loro inso­sti­tui­bile com­pito è ricam­biato da un suc­cesso che sta assu­mendo le dimen­sioni di un boom. Con­tro qual­siasi fosca previsione.

La seconda e la terza sono col­le­gate. Un arti­colo del Times ci rac­conta del primo scio­pero pro­cla­mato dai lavo­ra­tori del Festi­val di Bay­reuth. Si tratta di 60 mac­chi­ni­sti e di un cen­ti­naio di lavo­ra­tori a con­tratto che con­te­stano la lega­lità dei con­tratti fir­mati dall’ex diret­tore del Festi­val, Wol­fgang Wag­ner. E così, men­tre si lavora per man­dare in scena l’ennesimo, son­tuoso Tri­stan und Isolde, davanti alla con­sueta pla­tea luc­ci­cante di uomini poli­tici, magnati della finanza e alta bor­ghe­sia inter­na­zio­nale, sco­priamo che la paga ora­ria di un mac­chi­ni­sta, di un elet­tri­ci­sta o di un attrez­zi­sta impe­gnati sul pal­co­sce­nico è di circa 4 euro. Con­tem­po­ra­nea­mente, un arti­colo pub­bli­cato sul sito di Bloom­berg ci informa del fatto che Peter Gelb ha gua­da­gnato nel 2008 circa 1,5 milioni di dol­lari con il suo lavoro di Gene­ral Mana­ger alla Metro­po­li­tan Opera di New York, con un incre­mento rispetto all’anno pre­ce­dente del 36%. Che cosa c’entra? Boh, ognuno si fac­cia il suo parere.

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Neb luglio 28, 2009 alle 19:36

Quando facevo la panettiera in nero mi sottopagavano perché il datore di lavoro era convinto della mia sostituibilità: come fai a pretendere più di 5 euro, mi diceva a quel tempo, quando sai bene che il lavoro che fai tu lo può fare chiunque altro? Sei sostituibile, e dunque ti sottopago (si direbbe che è questo ciò che si addice ai macchinisti).
E tuttavia, quando ho smesso di fare un lavoro manuale, usando soltanto il mio cervello, il mio capo mi ha detto: diamine, come puoi pretendere di esser pagata di più? Tu sei una “intellettuale”, sai quanti pagherebbero per fare un lavoro privilegiato come il tuo? Ne trovo quanti ne voglio, son qui che fanno la fila fuori dal mio studio.
Inutile dire che sia l’ennesima scusa per pagare poco.
Allora il punto è: Peter Gelb ha fatto un buon lavoro? Gelb è unico nel suo genere?
In fondo poco importa se Gelb è insostituibile oppure no.
La morale è questa: chiunque faccia un lavoro, sia esso un panettiere, un macchinista, un “intellettuale”, o un general manager bisognerebbe essere pagati il “giusto”, proporzionalmente a quanto bene so fare il mio lavoro. Qualsiasi esso sia.
Nessuno è insostituibile.

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Sergio Bestente agosto 2, 2009 alle 14:48

Tutto vero, ma ho l’impressione che nel mondo del lavoro da tempo siano saltate alcune dinamiche fondamentali che regolavano il rapporto tra prestazione d’opera e compenso. Erano dinamiche che nascevano da un’impostazione etica e a loro volta generavano una resistenza etica. Dinamiche messe a punto con la fatica e con il sangue, non leggi naturali. Non so se sia saltata prima l’etica e poi le dinamiche o viceversa, ma il risultato è semplicemente il diffuso senso di insoddisfazione e di insofferenza che domina il lavoro, quello intellettuale quanto gli altri. Dicono gli studiosi di alimentazione che la qualità nutrizionale di un uovo prodotto da una gallina sofferente per mancanza di spazio e di cibo adeguati sia nettamente inferiore. Mi sembra che gli alimenti che oggi il mercato offre siano il frutto di una produzione maturata in sofferenza; forse qualcuno spera che abbassando la qualità nutrizionale si finisca per consumare di più. E invece, semplicemente, il consumatore si rivolge ad altri alimenti. Il mondo è grande, e l’arte non è più un dovere. Ecco tutto.

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Neb agosto 9, 2009 alle 12:25

Lei ha perfettamente ragione, si trattava di regole negoziate, non di leggi naturali. Tuttavia i giovani oggi non sembrano essere consapevoli anche soltanto della mera esistenza di quelle dinamiche, naturali o artificiali che fossero. Infatti la ragazza che mi sostituì in quel lavoro accettò la metà del mio salario: perché lavorando in nero nessuno era tenuto a pagarle il minimo sindacale.
Mi sembra comunque che coloro i quali hanno “più” lavoro intellettuale di quello che attualmente svolgo seguano anch’essi la stessa regola: svolgere il proprio compito “alla carlona”, con un risultato (quale che sia) nel minor tempo possibile.
Tanto per restare in tema, qualora non lo conoscesse, le consiglio una lettura sul tema: Barbara Ehrenreich, Una paga da fame (Feltrinelli).
Buone vacanze!

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Sergio Bestente agosto 9, 2009 alle 16:58

Grazie molte, leggerò (il tema mi sta a cuore). Buone vacanze anche a Lei.

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